Beh non si può dire che stamane non abbia fatto niente, anzi. Mi sono alzato di scatto perché la signora delle pulizie doveva sistemarmi la stanza, sono uscito, ho controllato la posta elettronica quindi mi sono messo in camera con l’intento di riprendermi dal sonno (che ancora attanagliava il mio povero cervello) e stare un pò a leggere qualcosina sui Thyreophora (tanto per…). Ma sul corriere ho visto una notizia interessante su una certa tecnica di cattura dell’anidride carbonica, tecnica mirata alla sua diminuzione nell’atmosfera. ^^ Per essere chiari, il metodo se è così efficace ed efficiente come dicono mi va bene. Ma io continuo a non capire perché cercare metodi di diminuzione di questo gas se poi alla fine non siamo neanche totalmente sicuri che sia o meno il responsabile dell’aumento delle temperature. Non so, boh, è utile trovare il modo di modificare la composizione atmosferica perché potrebbe tornare utile, ma qui ogni volta che si parla di surriscaldamento globale si fanno sempre ipotesi catastrofiche, si sta sempre col dito puntato contro l’attività umana, bla bla bla.

Nell’articolo del corriere vi era anche un link che riporta allo studio pubblicato, risalente all’inizio di quest’anno. In parole povere il sistema di cattura del gas è applicabile all’aria direttamente, a differenza del sistema più vecchio. L’introduzione dello studio è chiara:

To mitigate climate change, deep reductions in carbon dioxide (CO2) emissions will be required in the coming decades.

Come se già fossimo capaci di prevedere il clima dei prossimi decenni. Ricordo che le stime degli scienziati a volte sono errate non del 10 o 20%, ma del 300%. Quello che sappiamo con certezza è che se non cambiamo drasticamente la nostra politica d’ottenimento energetico, la quantità di anidride carbonica è destinata a salire. Certo è anche vero che cambiamenti sostanziali e repentini sono impossibili da attuare.

Il sistema di cattura di questo gas, procede lo studio, è termodinamicamente fattibile, e questo riduce di molto i problemi di costo (perché la termodinamica ci dice quale processo in natura avviene senza bisogno di apporto energetico e quale no, in relazione alle condizioni, nonostante taccia sulla velocità del processo…). In pratica il tutto consiste nell’utilizzo della soda (NaOH) o del carbonato di Calcio per legare l’anidride carbonica, e quindi poi recuperare questi due composti con metodi industriali. Questa possibilità, si spiega, si conosce da un bel po’ di tempo (almeno dagli anni ’40), ma ci si basava sull’utilizzo di torri, o di autentiche piscine per ospitare la soluzione "contattrice" ossia la soluzione dei due composti che cattura l’anidride carbonica. Ma il problema è che la CO2 rappresenta solamente qualcosa come lo 0.004% dell’atmosfera e l’impoverimento di un qualsiasi campione d’aria è più difficoltoso che per altri gas più abbondanti. Per questo il nostro "contattore" deve avere a disposizione una larga superficie di contatto con l’aria, se vogliamo aumentare la sua capacità di legare il gas: le torri singole, o a gruppi, o le stesse "piscine" di contattori non offrono il tipo di efficienza che si potrebbe avere con un metodo spray. E’ lo stesso principio che si utilizza quando si parla di evaporazione: maggiore è la superficie di contatto tra il corpo da essiccare e quello essiccante, maggiore sarà la velocità di essiccazione. Nebulizzando la soluzione di carbonato di Calcio o di soda essa proporrebbe una superficie di contatto molto ampia con la quota di anidride carbonica, e questo si traduce in una più efficiente reazione. Altro intoppo però è la perdita di acqua persa con l’evaporazione, che è in quantità tutt’altro che trascurabili (e deriva principalmente dalle soluzioni di soda o carbonato di Calcio che vengono utilizzate: all’aumento delle concentrazioni di questi composti scende la perdita di acqua).

Studio interessante non c’è dubbio. Le sue applicazioni sarebbero nobili una volta che si vengano a manifestare le condizioni tanto desiderate dai catastrofici sostenitori del surriscaldamento globale, ma penso che fino a quel momento si possa solo parlare di piccoli utilizzi, e per altri fini. Nota veramente positiva è dovuta al fatto che l’articolo del corriere riportava il link dello studio, cosa veramente giusta da fare. Cosa che però non ho mai visto fare. I nostri mezzi di informazione (specie quelli stampati, giornali, riviste) pensano solo a metter giu l’articoletto mediocre, ricco di errori, scritto in un italiano alquanto scialbo (un po’ di tecnicismo linguistico per certi argomenti è d’obbligo – se il lettore non capisce cerca di farsi una cultura ^^), che attiri l’attenzione. Così non si fa informazione. Preferisco un titolo serio, che rispecchi la realtà della notizia, con un piccolo commento e con il link di riferimento per informazioni prettamente scientifiche (o comunque attendibili).

Speriamo di assistere ad altri esempi di questo tipo in futuro…

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