Italia fuori dall’europeo, causa Spagna. Gli iberici ieri hanno giocato una bella partita, ci hanno messo del loro, ma noi abbiamo tenuto. In difesa ha giganteggiato Chiellini, contro ogni previsione; a centrocampo Ambrosini ha fatto il suo dovere; in attacco si è visto un bel Cassano, Toni non si è visto se non la dove non serviva. Alla fine lo 0-0 ha resistito per tutti i supplementari, quindi via con i rigori. In me, gli altri non potranno mai capire, rivedevo Baggio sbagliare quel rigore contro il Brasile di Dunga, tanti anni fa. Sospettavo che questa volta i rigori sarebbero stati fatali. E così è successo. Onore alla Spagna che ha mostrato buon gioco. Noi usciamo comunque a testa alta, visto che non abbiamo subito gol dai loro attaccanti. A Donadoni cosa dire? Solo una cosa: hai sbagliato a schierare sempre e comunque Toni. E’ inservibile. E lo ha dimostrato in 4 partite, 3 prima della Spagna. Non fa reparto da solo, non riesce a tirare in porta neanche quando è solo davanti al portiere, è lento, goffo, senza tecnica; neanche il colpo di testa, che doveva essere fatale ieri sera, visto che gli spagnoli son tutti bassi, gli viene più bene. A cosa serviva lasciarlo per il secondo tempo? Avevamo un Borriello che scalpitava per entrare in campo… inutile. L’unico rammarico è stato questo: volevo veder giocare Borriello, tutto qua. Ero curioso di vedere come se la sarebbe cavata. Pazienza. Spero che per il futuro Roberto impari. E spero che non si dimetta, perchè sono sicuro che ai prossimi mondiali possiamo fare bella figura comunque. Insomma, ieri sera è stata una serata amara, ma alla fine l’Europeo conta meno del mondiale. Ok, si poteva far meglio dalla prima partita, ma a questo giro ci è andata male; sarà per la prossima volta. Intanto in questi giorni ho finalmente acquistato il settimo ed ultimo libro della saga potteriana, degna conclusione, come ho spesso detto, dei precedenti sei libri. Un libro veramente carico di tensione, sanguinario a tratti. Non più il libro per infanti, ma un libro che mostra il lato crudo della violenza, più spaventosa a tratti di quella di semplici persone. Immaginare che nel mondo della Rowling i Mangiamorte possano macchiarsi di reati come quelli descritti fa venire i brividi per davvero, almeno per chi, come me, quando legge si fa trasportare da ciò che è scritto. E in sei libri si finisce per affezionarsi ai numerosi personaggi che entrano nella vita del protagonista, si cerca di capire come siano in realtà… quando nel settimo vediamo quella carneficina, non possiamo non stare male, perchè è come un nostro amico che ci abbandona per davvero. Stregano i libri della Rowling; prendetemi per bambino, ma tutta la tristezza che sto accumulando in questi anni, in parte riesco a sfogarla in queste letture: questo perchè, come per Tolkien, rappresentano una via di fuga da una vita brulla e senza il minimo stimolo. Un mondo dove poter viaggiare in lungo e in largo, protetti, senza pensieri… Alla fine della saga si ha la consapevolezza di non poter tornare più sull’Espresso di Hogwarts: come altri anche io alla fine del settimo libro ho sentito una lacrima scendere lungo la guancia. Del tutto normale: ognuno di noi ha "adottato" Harry, lo ha visto crescere, esposto a dolori e delusioni sempre crescenti; ha gioito quando lui gioiva, ha riso quando lui scherzava; ha pianto quando scopriva le verità nascoste. Per questo amo la lettura. Leggendo si aprono nuovi mondi, si scoprono persone nuove, quasi reali. Che dire… il voto per questo settimo libro? Beh, 10/10, senza ripensamenti. Perchè ha una carica emotiva forte. Ci mette finalmente di fronte delle verità sospette, ma mai ben rivelate; è il collante che serviva per far quadrare tutto l’insieme dei numerosi indizi dei libri precedenti. E ci fa amare personaggi che mai prima di leggerlo avremmo mai pensato di poter amare.
 
"Albus Severus" mormorò, in modo che nessuno sentisse a parte Ginny, e lei, con molto tatto, finse di salutare Rose, già sul treno. "Tu porti il nome di due Presidi di Hogwarts. Uno di loro era un Serpeverde e probabilmente l’uomo più coraggioso che io abbia mai conosciuto".
 
Ecco, a queste parole, quando lessi per la prima volta il libro, piansi tanto. E non me ne vergogno. Perchè è il perdono più grande che il protagonista potesse mai fare, ad un personaggio che per tutti e sei i libri non ha fatto altro che mettergli i bastoni tra le ruote. Si capisce quindi, che la saga non è solamente stata scritta per voler di far soldi, ma ha significati profondi e quantomai giusti da proporre: amore, perdono, lotta contro il male. Per questo amo questi libri. Per questo non smetterò mai di leggerli.
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