A volte mi chiedo come si possa vivere fino ad 80 anni e passa. C’è gente che addirittura supera il secolo d’età. Io, a 22 anni, penso di aver vissuto abbastanza. Non scherzo. E non lo dico per i commenti. E’ una cosa che penso seriamente. A volte quando mi "giro", guardando nel mio passato, mi pare di aver vissuto almeno 40 anni, tra momenti felici, tristi, tristissimi, normali, noiosi. Come se avessi visto o ascoltato già quanto basta per sapere quello che di male c’è a questo mondo, e quello che c’è di buono. Eppure mi sento incompleto. Ancora oggi non sento di poter vivere tranquillamente. Manca un pezzo. E lo avverto man mano che passa il tempo in modo sempre crescente. Un chiodo fisso, da diventarci pazzo. E non sono per niente sereno. In quest’ultimo periodo ancora, il periodo primaverile, per quanto porti gaiezza in ognuno di noi (infatti è quello che preferisco in assoluto), ultimamente è sempre accompagnato da momenti veramente bui e tristi, dove mi chiudo in me stesso, non voglio vedere nessuno… rimango in camera, a volte anche semplicemente a fissare il soffitto, steso sul letto, senza dormire. Come si fa a dire "Ok, usciamo un pò dal collegio" se poi alla fine non ti va di stare con gli altri? Devo ammettere ahimè, che non comprendo cosa mi accada certe volte. Sono indeciso se stare con gli altri oppure no. Stare da solo mi permette di fare quello che ho detto prima: fermo a pensare, steso sul letto, oppure senza pensare, sempre sul letto: nella mia mente si alternano, come al solito, frasi, spezzoni di canzoni, momenti passati, immagini, pensieri futuri, ricordi infelici. Ma non giungo a nessuna conclusione. Se uscissi con gli altri, l’ho provato quindi posso commentare, mi riduco a parlare per i primi minuti, per poi tappare la mia bocca, fissare il boccale di birra e immergermi in altre dimensioni, mentre intorno a me c’è il baccano e le risate. E’ incredibile ma non riesco a staccarmi da questa cosa. Come dicevo prima è un chiodo fisso. Non posso negare che poi alla fine, pensa e ripensa, finisco sempre per arrivare a pensare ad una cosa, ad una persona. E li partono i dubbi, i programmi, le fantasie: "Faccio questo… dirò questo… mi comporto così… chissà se capirà…". Gli altri non sono tormentati come me. E quando noto che io ho sempre questo mio malessere, mentre gli altri no, neanche in apparenza, divento persino acido. Capitò a volte quando ero a casa, gli anni passati: a furia di chiedere "Cosa c’è? Che hai? Perchè non parli?" i miei amici si sono beccati più di una volta un bel: "Ma te li fai i c***i tuoi??". Sbaglio come tutti quanti, che sia chiaro. Sono il primo tra tutti ad ammettere che tale Donato non è una persona che sta bene con se stessa e che sbaglia spesso. Ma come posso risolvere questa situazione? Una soluzione a quanto pare ci sarebbe, e infatti un periodo di gioia inaspettata e folgorante mi colpì un mese fa… sembrava tutto risolto. Ma, come spesso accade nelle giornate estive temporalesche delle mie parti, il sole si affaccia per qualche minuto, ma poi torna l’ombra e tutto torna come prima. Il mio star male deriva da un mio errore. E non lo dimenticherò mai. Però non è detto che senza l’errore le cose sarebbero andate come io volevo. Magari adesso ho una causa certa – l’errore appunto – , quindi posso "scaricare" la mia rabbia su di esso, quindi meglio così. E se invece sbaglio? Se la mia è stata sempre una visione a senso unico, senza considerare altri fattori? Se mi fossi illuso? Allora, povero me, la mia vita non avrebbe più senso: come posso io andare avanti sapendo di essermi illuso per così tanti anni? Non ci riuscirei: l’ultimo appiglio verrebbe a mancare e a quel punto starei così male e confuso, da non poter neanche descrivere cosa provo (mi pare di immaginare come mi sentirei…). Una cosa che ho sentito molto in questi anni è la speranza è l’ultima a morire. Lo si trova come messaggio in film e libri. Ma come posso sperare ancora visto tutto quello che ho passato, saputo, immaginato? Immaginato: sono sempre stato bravo ad intuire il carattere di una persona all’inizio delle amicizie, anche parlandoci poco, e sono stato molte volte astuto a risalire alle verità nascoste, sfruttando un pò di furbizia; e se d’un tratto mi sbagliassi di grosso? Più ci penso, e più mi accorgo che il rischio di aver preso un abbaglio è elevato. E più divento consapevole di questo, più ci sto male. Sarebbe un eccesso di sicurezza in me stesso… eccesso che, adesso lo riconosco, un tempo era una mia caratteristica e che non mi ha mai portato a vane illusioni. Sono sempre stato un noto pessimista, vero, ma quando intuivo che qualcosa poteva andare come io volevo, di solito riuscivo a farcela. Ma adesso ho i miei dubbi. Se mi sono illuso, sono perduto: nel momento in cui ne diverrò consapevole ufficialmente, la mia stessa mente mi suggerirà parole come "fregatene". Poi, con il passare dei giorni, il tutto precipiterà, una cosa vissuta anche in altre occasioni. Perchè puntai tutto, e punto ancora tutto, su una determinata persona. Sbaglio? Non so, spero con tutto il cuore di no.

Non riesco ad ignorare il mio passato. Non ci riesco. E’ inutile. E’ uno sforzo inutile… E sono stanco, tanto stanco. Quando pensavo di poter archiviare tutto, quello che doveva accadere non è accaduto ed eccomi qua a rodermi la mente, cercando risposte nascoste, indizi, modi di fare apparentemente normali che possano nascondere una verità… ma zero. La mia memoria non riserva altro oltre quello che io ricordo e che ho passato alla lente di ingrandimento tante di quelle volte da averne la nausea quasi. Il mio star male non è più mascherabile, tutti se ne accorgono. E cresce, cresce, sempre di più. Però a quanto vedo, gli altri non hanno gli stessi pensieri che ho io. La faccio esagerata? Ma non mi piace esagerare! Mi fosse piaciuto avrei già avuto motivo di prendermi a mazzate in testa da solo, perchè l’esagerazione è dannosa e inutile. No, la mia non è esagerazione, ma esasperazione, il risultato di un malessere che si protrae da 5 anni almeno e che non riesco a compensare con nessun altro tipo di felicità; una cosa residua che si accresce ogni anno, e non mi lascia spazio per stare in pace, che sia in estate a casa, o in inverno sui libri, o durante le vacanze; un cancro mostruoso, indelebile, a cui c’è una sola cura. Quando il problema è nella testa non ci sono consigli che reggano: o trovi un modo di risolverli oppure ne esci sconfitto.

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