Alura, da dove cominciare… ah si, dal solito problema: non mi va di studiare. Questo dimostra e conferma che io non sono fatto più per stare sui libri, schiavo della logica dell’università, ma devo andare a lavorare. E mi devo anche muovere. Il giorno in cui mi laureo faccio, come si dice da me, lo scasso: niente più scadenze, niente esami, solo lavoro e tempo libero (ok, da impiegare con buon senso, ma pur sempre tempo libero). L’ho detto tante volte e non mi va di ripeterlo: so che se tornassi a casa vivrei isolato dal mondo, ma come fare a rianimare l’interesse per il sapere, arrivato a questo punto?

E’ l’interesse che ha spinto l’uomo fuori dall’atmosfera di questo pianeta, è l’interesse che ci ha dato la forza di capire la fusione e la fissione nucleare… ma se io non ho interesse mio, spontaneo, come posso formare una mia cultura personale? Vivo in un sistema caotico di lezioni spostate e recuperate quando meno te lo aspetti, di professori che pretendono senza neanche svolgere il loro lavoro come si deve, di colleghi di corso stressati più di te, oppure addirittura antipatici e presuntuosi, vogliosi di mettersi in mostra, falsi dentro quanto fuori, stupidi burattini di un mondo solo all’apparenza professionale…

Si è persa, purtroppo, l’umiltà. E a me vivere così non piace per niente.

Ecco perchè ho i miei dubbi su cosa fare: continuare a stare qui o tornare a casa? Ci rifletto ogni santo giorno, ma sinceramente non vedo come uscirne. Perchè il caso non ha la sua giusta complessità: le condizioni sono chiare… o mi isolo a casa soffredo o rimango a soffrire qui. Non ci sono scappatoie "accessorie". Quindi o li o qui.

Ieri primo maggio! Festa dei lavoratori! Quindi festa di tutti (ma siamo veramente tutti dei lavoratori???) Giornata iniziata con il mal di gola (maledizione!) e un raffreddore fuori dai miei programmi. Poi il pomeriggio è proseguito con la visione forzata de "La compagnia dell’Anello", che Saverio voleva rivedere. Dico io, non l’aveva già vista? A me non stanca rivedere un film del genere, però cavoli, lo ha visto qualche mese fa! Poi sempre che sta la a non capire questo e quello.. e sta sempre a dire che Gandalf si è lasciato cadere nell’abisso di Khazad-dûm volontariamente! Ridicolo… ma sappiamo tutti che è gruppo, quindi non mi meraviglio più di tanto.

Ieri sera ho terminato la lettura finalmente del primo racconto dei Racconti Perduti: la storia di Luthièn. La conoscevo di già come forma diciamo definitiva, quella che compare ne Il Silmarillion e questa forma arcaica era nuova sotto certi aspetti, primo tra tutti Tevildo Principe dei Gatti che, detto così, non ha nessun richiamo al mondo di Tolkien. In realtà esso è il precursore del più tardo Sauron. Il racconto è stato scritto se non sbaglio per tre volte: a matita , poi a penna e poi a macchina, con cambiamenti in alcuni nomi. E’ quell’evoluzione che poi porterà ai nomi che ben conosco, da Thingol a Melian, da Daeron a Doriath. Eppure anche in questa forma primitiva non si può non percepire l’aria fiabesca del racconto, l’amore tra due persone – Beren, qui Gnomo e non Uomo come nella versione più tarda, e Luthièn, figlia del re degli Elfi Grigi del Beleriand – il terrore di Angband, il potere della Cintura di Melian intorno al regno di Thingol. Tutti eventi, insomma che porteranno la maledizione di Mandos anche su Thingol stesso, provocandone la morte.

A stasera sul tardi per i commenti di Christopher Tolkien sul racconto e sulle molteplici versioni che sono giunte fino a noi.

Sto maturando una conoscenza del mondo di Tolkien che mai avrei pensato di raggiungere.

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