Anni fa c’era il Donato che viveva in una cittadina del nord della Basilicata, fredda d’inverno e calda d’estate, con le primavere profumate e le rondini che gridavano dalle 6 del mattino. C’era un Donato che passeggiava per il corso principale assieme agli amici, coi quali rideva ed era felice; c’era il Donato che si guardava sempre intorno, alla ricerca di una ragazza carina da guardare e poi commentare… c’era il Donato che amava stare sui libri, che ogni pomeriggio si sparava la sua dose di dance e tornava felice come se avesse appena vinto due milioni di euro. C’era il Donato che a volte era depresso e non riusciva a non darlo a vedere. C’era il Donato che in estate soffriva non solo il caldo, ma anche tutti i giorni passati nell’officina dello zio, per 10 ore e più al giorno, e che tornava stanco alla sera, maledicendo se stesso e il giorno in cui aveva deciso di andare a lavorare in estate. C’era il Donato che si vergognava di conoscere nuove ragazze, che andava in bici la mattina e passava sempre da certe parti. C’era il Donato avventuroso, spericolato; c’era il Donato che andava in palestra due volte a settimana e li scaricava tutto lo stress e la rabbia. C’era il Donato che si confidava con qualcuno e che tornava la sera dalla palestra passando per le vie secondarie. C’era il Donato che sognava di studiare geologia e paleontologia. C’era il Donato che messaggiava con Dj Robb per avere i cd masterizzati. C’era il Donato che comprava i cd a metà con Moccia. C’era il Donato che andava a fare le pizze con gli amici, lanciando le olive in testa agli altri ospiti del locale e brindando alla paesana maniera. C’era il Donato che pensava ad una persona, mentre nella sua mente frullavano idee disparate su come poter mixare determinati pezzi dance che ascoltava in radio. C’era il Donato che giocava a calcio quasi tutti i pomeriggi e al quale non andava di studiare estimo. C’era il Donato che litigava con suo padre e sua sorella. C’era il Donato consumato dai sensi di colpa. C’era il Donato incazzato per delle stupidaggini, stupidaggini che qualche anno dopo si sarebbero rivelate per cos’erano veramente. C’era il Donato superbo, il Donato "pavoneggiato". E poi c’era il Donato triste. Quello più frenquente, man mano che cresceva.
 
Tutto questo sono stato io. Adesso sono un’altra persona. Non mi piace come sono adesso. Vorrei essere quello di una volta.
Vorrei che il tempo si fosse fermato.
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