Due settimane fa, più o meno, sul corriere della sera era apparso un articolo interessante che parlava della fine del nostro pianeta. L’argomento per me è interessante e spaventoso (come credo spaventi un pò tutti). Certo, sono solo previsioni di eventi che dovrebbero accadere tra miliardi di anni (chi dice 5, chi, come ho letto stasera, più di sette), quindi non è il caso di preoccuparsi, eppure un pò fa effetto. Pensare al nostro pianeta tra qualche miliardo di anni… chissà se ci saranno ancora segni della nostra civiltà. Magari si, magari no. Sono talmente imprevedibili le conseguenze di quello che stiamo facendo al pianeta che non posso neache azzardare ipotesi remote.
La morte di un pianeta accade potremmo dire ogni istante, vista l’enormità dell’universo (non infinito, ma enorme!), ma parlare della morte del nostro pianeta mi riempie di tristezza. Perchè? Perchè in qualche modo mi sento legato alla Terra, quale suo diretto figlio. Cavoli mi mantiene vivo! Ci mantiene vivi! Cos’altro? Non vorrei trovarmi nei panni di coloro che verranno, che avranno a che fare con un pianeta sempre più diverso dal nostro… in peggio, o magari in meglio. Poi ad un tratto, quando le condizioni non saranno veramente più sopportabili, per il sostentamento dell’umanità, la nostra specie si troverà di fronte il problema di spostarsi su un altro pianeta. Come forma di vita aliena a tutti gli effetti. Saremo conquistatori di nuovi mondi.
 
Sono ipotesi macabre e da certi punti di vista fantastiche, perchè spingono la mente a pensare a viaggi spaziali oltre quella cortina gassosa che ci circonda – l’atmosfera. Però non riesco a credere fino in fondo che possano realizzarsi un giorno. Sono troppo, troppo fantascientifici. Ok, siamo in grado di poter uscire dall’atmosfera con gli Shuttle, possiamo mandare sonde ai confini del nostro sistema planetario. Un secolo fa pensavamo fosse impossibile poter volare, e adesso siamo arrivati sulla Luna (1969 per la precisione). La tecnologia fa passi da gigante, addestriamo i primi robot con un bricciolo di intelligenza, però questa storia del genere umano che fugge da un pianeta in fin di vita mi lascia veramente perplesso.
Al di la di tutti i limiti che incontreremmo per un tipo di azione di tale portata (limiti di tipo economico e non, anche di risorse materiali: purtroppo siamo dipendenti da un sistema monetario, se non paghi non hai), specie se dev’essere estesa a 6 miliardi di individui (numero destinato ad aumentare ahimè), non credo in azioni come il gruppo di miliardari che fugge sul suo shuttle mentre milioni di poveri pregano per avere un posto a bordo. Cose come quelle accadute quella tragica sera del 14 aprile del 1912, quando il Titanic affondava nelle fredde acque dell’Atlantico e la Terza Classe finiva all’altro modo per il 99 per cento quasi. No. Non faremo mai una cosa del genere. Non andremo da nessuna parte. Ci estingueremo qui, sulla Terra. Non fuggiremo da nessuna parte, qui siamo comparsi e qui rimaniamo.
Non so, forse confido troppo poco nelle nostre capacità, ma non possiamo sempre progredire. E poi non è detto che le cose debbano sempre andare per il meglio. Chi lo dice che siamo ancora i "padroni" del pianeta tra cento anni? E se per qualsiasi ragione finiamo tutti arrosto? Oppure si scatena una malattia tremenda e non troviamo la cura? A quel punto saremmo in grado di trovare un pianeta fertile per la nostra sopravvivenza?
Poi c’è l’ultimo ostacolo. L’evoluzione. Non dobbiamo mica credere che evolvendoci rimaniamo sempre noi, anzi! Una specie si evolve e diventa una nuova specie. A questo non possiamo mica scampare, è una cosa che accade da miliardi di anni e chissà su quanti altri pianeti… Parlo da individuo appartenente alla specie sapiens sapiens del genere Homo. Che ci evolviamo in meglio o in peggio, comunque figureremo come individui di altra specie. Poi saranno i nostri stili di vita più che l’ambiente a decidere come ci evolveremo: non che quello che si vede in giro sia positivo, eh!
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