Rieccomi per parlare del finale alternativo di "I’m Legend". Premetto che il film rimane comunque molto bello per i miei gusti e conto di prenderlo in DVD il prima possibile. Ieri sera su firtshowing.net sono riuscito finalmente a dare un’occhiata a questo tanto atteso finale che, a quanto pare, ci sarà proprio nella versione DVD che troveremo nei negozi tra qualche mese.
Bene, che dire, il finale alternativo – che doveva essere in realtà quello ufficiale del film – è molto più deludente di quello proposto dalla Warner Bros per il cinema. Mi dispiace dirlo, ma mi aspettavo qualcosa di veramente diverso, qualcosa di più simile al libro. Nel libro Neville è leggenda perchè è rimasto davvero l’ultimo uomo sulla Terra, l’ultimo della nostra specie, l’ultimo della nostra civiltà. E si arrende alla nuova realtà, il sorgere di una nuova civiltà di vampiri, ben organizzata e determinata. In fondo era giusto un finale del genere: è raro trovare dei libri con dei finali così belli ed emozionanti. Nel finale alternativo del film, invece vediamo un Neville che, nonostante tutta la sua determinazione, durante il film, per trovare la cura, semplicemente si arrende. E, cosa ancora più fastidiosa, dopo aver gridato alla poveretta che "Dio non esiste", si fa convincere e lo vediamo in auto con lei diretto molto probabilmente alla colonia dei sopravvissuti. Mah. Mi scade molto questo finale. Certo, non è un lieto fine per l’umanità; lascia però aperta la speranza (e lo dicono chiaramente anche le utime parole fuori campo della ragazza, mentre l’auto viaggia in città percorrendo un ponte – ma non erano stati tutti abbattuti?).
Adesso che ho letto il libro posso esprimere un giudizio più maturo di tutta la storia. I’m Legend si propone come una storia scritta per orripilare il lettore di fronte a tanta mostruosità, direi anche di far temere un futuro veramente brutto per la nostra civiltà. Ci stanno bene le città deserte, questi esseri che non possono sopportare i raggi luminosi e tutto il resto. Ci sta. Ci fanno rabbrividire le grida selvagge (che nel film sembrano provenire da esseri dell’oltretomba), ma più di tutto, ammiriamo il coraggio di una persona che, vivendo sola e sfidando la stessa pazzia, cerca ancora di trovare un rimedio per combattere il morbo, il vero antagonista del film: misterioso e quasi imbattibile. Alla fine soccombe all’evidenza del fatto che tutta l’umanità è cambiata – non è più l’umanità, ma qualcos’altro. Ma lui, Neville, rimane comunque una Leggenda, perchè è stato l’ultimo. E nel film questo significato? Io speravo che questo messaggio fosse più chiaro nel finale alternativo, ma a quanto mi è parso di capire, la questione è veramente triste: ripeto, cento volte meglio il finale visto al cinema. Perchè si chiama "leggenda" il Neville del film se alla fine lo vediamo scappare via verso una colonia di sopravvissuti (non era l’unico uomo sulla Terra???)? Non ha motivo di essere una leggenda. Poteva esserlo, travolgendo il significato del libro, al cinema, quando aveva trovato la cura contro il morbo, sconfiggendolo quindi. Ma nel finale alternativo? Boh…
 
Estimatori del libro, ecco il finale dell racconto di Matheson, qualcosa di veramente geniale nel suo essere. Un finale capolavoro:
 

(…) Addio a tutti.
Poi, d’improvviso, respirò affannosamente. Puntellandosi, si alzò a sedere. Rifiutò di lasciarsi andare a causa del dolore bruciante che gli era esploso nel petto. I denti serrati, si alzò in piedi. Per poco non cadde, ma, ripreso l’equilibrio, attraversò la stanzetta, barcollando su gambe tremule che quasi non sentiva.
Si aggrappò alla finestra e guardò fuori.
La strada era piena di gente. Si muovevano confusamente nella grigia luce del mattino; il suono delle loro parole era simile al ronzio di un milione di insetti.
Osservò quella gente, con la mano sinistra dalle dita esangui ag­grappata alle sbarre e gli occhi febbricitanti.
Poi qualcuno lo vide.
Per un momento ci fu un crescente brusio, alcune grida di sor­presa.
Poi un improvviso silenzio, come se una pesante coperta fosse ca­duta sulle loro teste. Rimasero tutti con lo sguardo fisso verso di lui, con le bianche facce rivolte verso l’alto. E lui sostenne quegli sguar­di. E di colpo pensò: “Ora sono io l’anormale. La normalità è un concetto di maggioranza, la norma di molti, e non la norma di uno solo.”
Quel pensiero all’improvviso si fuse con quello che vedeva sulle loro facce: timore, paura, orrore; e comprese che avevano paura di lui. Per loro, lui era una terribile calamità che mai avevano veduta, una calamità anche peggiore dell’infezione a cui si erano adattati. Lui era un invisibile spettro che lasciava quale prova della sua esi­stenza i corpi dissanguati dei loro cari. Capiva quel che provavano e non li odiava. La sua mano si strinse sul minuscolo involucro delle pillole. Per fare in modo che la fine non giungesse con violenza, per fare in modo che non divenisse una macellazione davanti ai loro oc­chi…
Robert Neville guardò il nuovo popolo della terra. Sapeva di non farne parte: sapeva che, come un tempo i vampiri, lui era un anate­ma e un nero terrore da distruggersi. E, di colpo, il concetto si for­mò, divertente nonostante il dolore.
Una risata soffocata gli salì alla gola. Si voltò, si appoggiò alla pa­rete, inghiottì le pillole. “Il cerchio si chiude” pensò mentre il letar­go finale si impadroniva delle sue membra. “Il cerchio si chiude. Un nuovo terrore nasce nella morte, una nuova superstizione penetra nell’inespugnabile fortezza dell’eternità.
“Io sono leggenda.”

 
Caro Will Smith, il tuo Neville mi piace tanto, lo hai interpretato in modo magistrale (secondo il mio modesto parere). Caro Francis Lawrence, se hai scritto te la sceneggiatura, potevi anche darti da fare a indeare un finale migliore, magari togliendo qualcosina ai tuoi mostri (un pò di make-up fa sempre bene, al posto del digitale puro).
 
Byez!
 
 
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