Ebbene, visto che in questi giorni la questione sul film "Lo Hobbit" è tornata ad occupare le pagine dei siti web, vorrei fare alcune riflessioni non tanto sul racconto in se, quanto sui retroscena di tutta la storia, importantissimi per capire del tutto quale importante ruolo abbia avuto Bilbo nella storia dell’Anello e quale parte precisa della storia abbia egli veramente interpretato. Se nel film di Jackson ci sembra infatti un personaggio marginale – e tale infatti appare, nonostante chi conosca il libro sa che non è così – ebbene è proprio grazie a lui che la distruzione dell’Anello fu resa possibile.
Nei Racconti Incompiuti, a "La cerca di Erebor", C. Tolkien ci scrive, come riassunto, che:
 
"I Nani Thròr e Thràin suo figlio, insieme con il figlio di questi, Thorin, in seguito chiamato Scudodiquercia, fuggirono dalla Montagna Solitaria (Erebor) passando per una porta segreta quando il Drago Smaug la assalì. Thròr fece ritorno a Moria, dopo aver consegnato a Thràin l’ultimo dei Sette Anelli dei Nani, e lì fu ucciso dall’Orco Azog, il quale gli marchiò la fronte con il proprio nome. Fu questo che portò alla guerra dei Nani e degli Orchi, conclusasi con la grande Battaglia di Azanulbizar (Nanduhirion) davanti al Cancello Orientale di Moria nel 2799. In seguito, Thràin e Thorin Scudodiquercia vissero negli Ered Luin, ma nel 2841 Thràin ne partì per tornare alla Montagna Solitaria. Mentre si aggirava nelle terre a est dell’Anduin venne catturato ed imprigionato a Dol Guldur e scoprì che il signore effettivo ne era Sauron; e qui si imbattè in Thràin prima che questi morisse." 
 
Gia da questo passo si devono considerare un paio di cose: Thròr è in possesso di uno dei grandi Anelli, uno dei Sette dei Nani – si specifica che era l’ultimo. Ora, gli Anelli dei Nani erano diversi da quelli dati agli Uomini in quanto non scatenavano la brama di potere, quanto quella di ricchezza. E questo fu esattamente l’effetto che l’Anello di Thròr ebbe su quest’ultimo e poi su Thràin stesso. E li condusse alla morte. L’intreccio qui è molto fitto. Gandalf si insinuò a Dol Guldur e li trovò, come si dice, Thràin. Thràin consegnò a Gandalf due oggetti di enorme importanza senza i quali la Cerca di Erebor, parte delle avventure di Bilbo, non sarebbe potuta accadere. Inutile soffermarsi sulle altre notizie di questo pezzo: la battaglia di fronte ai cancelli orientali di Moria terminò con l’uccisione di Azog da parte di Dàin, il grande Nano che poi divenne re di Erebor e che morì (come si dice più avanti) durante la Battaglia della Valle. Thorin non seguì, comunque, le sorti di suo padre e di suo nonno perchè non ereditò l’Anello. In effetti Thràin cadde sotto lo stesso "tranello" in cui cadde suo padre tempo prima: il suo esilio dalla Montagna Solitaria lo aveva amareggiato e decise quindi di partire alla volta di Erebor per cercare di riconquistarla. Come si dice altrove (appendice A III de "Il Signore degli Anelli" – Il popolo di Durin), Thràin portò con se alcuni Nani tra i quali Balin figlio di Fundin; quando arrivarono nei pressi delle fronde di Bosco Atro, una nera pioggia li investì e furono costretti ad entrare nella foresta. Durante la notte Thràin fu quasi sicuramente rapito in quanto al mattino dopo di lui non c’era traccia. Dopo diversi giorni di ricerche, Balin e i suoi tornarono negli Ered Luin e di Thràin non si seppe più niente. Fu solo molto tempo dopo che il suo destino venne chiarito.
A questo punto è possibile addirittura leggere il sunto fatto da Frodo, di una discussione tra Gandalf e alcuni dei membri della Compagnia dell’Anello, avvenuta, pochi giorni dopo l’incoronazione di re Elessar, a Minas Thirith. Chi scrive è Frodo:
 
"Quel giorno non volle dire altro. Più tardi però riprese l’argomento e ci raccontò tutta quella strana storia: come giunse a organizzare il suo viaggio verso Erebor, perchè pensò a Bilbo e come riuscì a persuadere il prode Thorin Scudodiquercia a prenderlo con sé. Non sono in grado di ricordare tutto il racconto, comunque ne ricavammo all’inizio l’impressione che Gandalf pensasse unicamente alla difesa dell’Ovest dall’Ombra.
<<Ero molto preoccupato in quel tempo>> disse dunque, <<perchè Saruman mandava all’aria tutti i miei progetti. Sapevo che Sauron si era nuovamente levato e che ben presto si sarebbe manifestato apertamente, e sapevo anche che si stava preparando una grande guerra. Come l’avrebbe cominciata? Avrebbe tentato per prima cosa di rioccupare Mordor, oppure avrebeb attaccato le principali fortezze dei suoi nemici? Pensavo allora, e adesso ne sono certo, che il suo piano fosse di assalire Lothlorien e Gran Burrone, appena diventato abbastanza forte. Sarebbe stato per lui un’idea molto migliore, e per noi molto peggiore.
<<Voi forse penserete che Gran Burrone fosse fuori della sua portata, ma io non sono di questo avviso. Le cose al Nord andavano malissimo. Il Regno della Montagna e i forti Uomini di Dale non erano più. A contrastare le forze che Sauron avrebbe potuto mandare per riconquistare i passi settentrionali dei monti e le vecchie contrade di Angmar c’erano soltanto i Nani dei Colli Ferrosi, dietro ai qali stavano una landa desolata e un Drago. Di questo, Sauron poteva servirsi con effetti spaventosi. Spesso mi dicevo: "Devo trovare un modo di sistemare Smaug. Ma ancora più urgente è un colpo diretto contro Dol Guldur. Dobbiamo ostacolare i progetti di Sauron. Bisogna che il Consiglio se ne occupi""
 
Quindi come si legge, Gandalf era preoccupato molto per una futura guerra, quasi sicura, se non gia prossima. Sauron era il vero occupante di Dol Guldur ma il suo potere a Nord poteva ancora crescere e raggiungere quanto prima possibile gli ultimi due veri rifugi fortificati degli Elfi: quello di Lothlorien, protetto da Galadriel e dal potere del suo anello di Adamant e il rifugio di Elrond Mezzelfo, molto vicino alle terre di Angmar. Poi vi era la questione del drago Smaug: un grande vantaggio per spezzare le ultime resistenze. Si intende, inoltre, dalle parole: "Ero molto preoccupato […] perchè Saruman mandava all’aria tutti i miei progetti", che tra il Bianco Astuto e il Grigio Pellegrino non vi era molta simpatia. Non è chiaro se Gandalf sospettasse o meno del tradimento di Saruman, comunque fatto sta che tutte le volte che il Bianco Consiglio si riuniva Saruman smentiva Gandalf e si opponeva ad un attacco diretto contro Dol Guldur. I suoi progetti, infatti, erano ben altri in quel periodo di tempo. Gandalf quindi prevede il peggio: le cose al Nord sono pessime e si deve agire in qualche modo, il prima possibile.
Lo stregone prosegue a questo modo:
 
"<<Erano questi i miei cupi pensieri mentre procedevo in fretta lungo la strada. Ero stanco, mi avviavo alla Contea per un breve riposo dopo esserne rimasto assente per più di vent’anni. Mi dicevo che, se fossi riscito a togliermi per un pò dalla mente quei problemi, forse sarei riuscito a venirne a capo. E a dire il vero fu così, anche se non mi fu concesso di togliermeli dalla mente.
<<Infatti, proprio mentre mi avvicinavo a Brea, fui raggiunto da Thorin Scudodiquercia che allora viveva in esilio oltre i confini nordorientali della Contea. Con mia grande sorpresa, mi rivolse la parola; e fu in quel momento che la ruota cominciò a girare in senso contrario.
<<Anche lui era preoccupato, tanto preoccupato, anzi, che chiese il mio consiglio. Andai allora con lui nella sua dimora tra i Monti Azzurri, dove mi fece un lungo racconto. Ben presto mi resi conto che senza posa rimuginava sui suoi torni, sulla perdita del tesoror dei suoi avi, oltre al sentirsi gravare addosso il dovere, che gli era toccato in retaggio, di trarre vedetta su Smaug. Sono doveri, questi, che i Nani prenodono molto sul serio.
<<Gli promisi di aiutarlo nel limite del possibile. Ero altrattanto desideroso di lui di assistere alla fine di Smaug, ma Thorin era tutto preso da piani di battaglia e guerra, come se fosse davvero Re Thorin Secondo, e pensavo che la sua fosse una speranza vana. Sicchè, lo lasciai e me ne andai nella Contea, racimolando qua e là notizie. Era una strana faccenda. Non facevo che seguire il filo del "caso", e molti furono gli errori che così commisi.>>"
 
Questo incontro casuale con il Nano Thorin risulterà poi uno dei grandi nodi, o eventi, dell’intera storia, senza i quali tutto non sarebbe stato possibile. Più avanti Gandalf dirà che quello fu un incontro casuale; se di casualità si trattasse, l’evento non poteva accadere in tempi migliori.
 
"<<Non so perchè, già molto prima ero stato attratto da Bilbo, fin quand’era un bambino e poi un giovane Hobbit: quando lo avevo visto l’ultima volta non era ancora in età adulta, ma da allora m’era sempre rimasto nella mente, con il suo entusiasmo e i suoi occhi lucenti, il suo amore per le storie e le sue dimande sul vasto mondo fuori della Contea. Non appena misi piede in questa, me ne giunsero notizie: a quanto pare, era un tipo che faceva parlare di sé. I suoi genitori erano tutti e due morti, prematuramente per la gente della Contea, verso gli ottanta; e Bilbo non si era mai sposato. Dicevano che fosse già allora un pochino strambo: per giorni se andava chissà dove tutto solo, e capitava di vederlo passeggiare con stranieri, persino con Nani.
<<"Persino con Nani!". E all’improvviso, nella mia mente, quelle tre cose si unirono: il Grande Drago con la sua brama, il suo udito e l’olfatto acuti; i tozzi Nani con i loro pesanti stivali e il loro annoso rancore; e i veloci Hobbit dal piede leggero, che ardevano dal desiderio (così mi pareva) di vedere il vasto mondo. Risi tra me; ma subito partii alla ricerca di Bilbo, volevo vederequeli trasformazioni avesse subito in quei vent’anni, e se era all’altezza di quel che sembrava di capire dalle chiacchiere. Ma non era in casa. Chiesi di lui, e quelli a scuotere il capo alla loro maniera hobbitesca. "Partito di nuovo" disse uno di loro. Se non mi sbaglio era Holman, il giardiniere. "E’ ripartito. E uno di questi giorni se ne andrà per sempre, se non ci sta attento. Quando stava per ripartire gliene ho chiesto il perchè, e quando sarebbe tornato. E lui: "Non so", mi fa; quindi mi guarda in modo strano. "Dipende se incontro qualcuno, Holman", mi dice. "Domani è il Capodanno degli Elfi". Un vero peccato, e pensare che è un tipo così ammodo. Non ne trovereste uno migliore dalle Bassure al Fiume"
<<"Di bene in meglio!", mi dissi. "Credo proprio che convenga rischiare." Cominciavo a non aver più molto tempo. Dovevo essere al Consiglio Bianco in agosto al più tardi, altrimenti Saruman l’avrebbe avuta vinta, e non si sarebbe fatto un bel nulla. E, a parte questioni più importanti, questo poteva riuscire fatale per la Cerca: il potere di Dol Guldur non avrebbe lasciato correre nessun tentativo di arrivare a Erebor, a meno che non avesse altro cui pensare>>
 
Bilbo era nella mente di Gandalf, un Hobbit giovane e curioso, voglioso di scoprire nuove terre e di viaggiare fuori della Contea. Questo almeno, era il ricordo che ne aveva lo stregone. Il piano era ingenuo, come si può capire: a cosa serve un Hobbit in mezzo a questioni così oscure e importanti? Quanto poteva fare realmente Bilbo? C’era un Drago, e molti altri perigli nella strada per Erebor, non ultimo il potere di Sauron stesso. Sauron che doveva essere distratto per permettere ai Nani di giungere a Erebor e alla Valle; e poi doveva essere cacciato dal Nord, se possibile per un lungo periodo, per permettere di togliere di mezzo Smaug.
 
<<Me ne tornai quindi in gran fretta da Thorin, deciso a intraprendere il difficile compito di persuaderlo ad accantonare i suoi grandi piani e a partire in segreto, portando Bilbo con se. Questo, senza prima aver visto Bilbo. Fu un errore, che per poco non si rivelò disastroso. Perchè Bilbo era cambiato, com’è ovvio. Per lo meno, stava diventando piuttosto avido e grasso, e le sue aspirazioni di un tempo si erano ridotte ad una sorta di sogno privato. Nulla avrebbe potuto più sgomentante del rischio che questo si avverasse sul serio! Bilbo era completamente sbalestrato e non faceva che rendersi ridicolo. Thorin, furibondo, fu lì lì per andarsene, non fosse stato trattenuto da un altro strano caso, sul quale tornerò tra poco.
<<Ma sapete come sono andate le cose, o per lo meno come Bilbo le vedeva. La storia apparirebbe piuttosto diverse se a scriverla fossi stato io. Da un lato, Bilbo non si rendeva minimamente conto di quanto fatuo lo ritenessero i Nani, e quanto irritati fossero con me. Thorin era assai più indignato e sprezzante di quanto supponesse lui stesso. A dire il vero, era sprezzante fin dall’inizio, e sul momento pensò che io avessi architettato tutta la faccenda semplicemente per farmi beffe di lui. A salvare la situazione furono soltanto la mappa e la chiave.
<<Per anni, però, non ci avevo neanche pensato. Fu solo quando arrivai nella Contea ed ebbi tempo di riflettere al racconto di Thorin, che d’un tratto mi ricordai dello strano caso che le aveva fatte finire nelle mie mani; e adesso cominciava a non sembrarmi più tanto un caso. Mi ricordai di un mio periglioso viaggio, compiuto novantun anni prima, quand’ero entrato a Dol Guldur sotto mentite spoglie e ci avevo trovato un povero Nano morente nei pozzi. Non avevo la minima idea di chi fosse. Aveva una mappa che era appartenuta alla gente di Durin a Moria, e una chiave che sembrava fare il paio con la mappa, sebbene il Nano fosse ormai troppo fuori di sé per spiegarlo. E mi disse di essere stato in possesso di un grande Anello.
<<Quasi tutti i suoi vaneggiamenti erano di questo tono. L’ultimo dei Sette, continuava a ripetere. Ma erano tutte cose delle quali avrebbe potuto aver sentore in molti modi. Per esempio, poteva essere stato un messaggero catturato mentre andava, o magari un ladro preso in trappola da un ladro più grande. Comunque, mi diede la mappa e la chiave. "Per mio figlio" mi disse, e poi morì, e poco dopo io stesso me la svignai. Misi quelle cose da parte e, per qualche presentimento, le ho sempre tenute con me, al sicuro, anche se quasi subito lo ho dimenticate. Avevo altre cose da fare a Dol Guldur, più importanti e perigliose che non il tesoro di Erebor.
<<Ed ecco che a questo punto me ne ricordai, e mi sembrò evidente che avevo raccolto le ultime parole di Thràin Secondo, sebbene non avesse detto il proprio nome né quello di suo figlio; e Thorin, com’è ovvio, ignorava che cosa ne fosse stato di suo padre, e mai gli capirava di parlare dell’"ultimo dei Sette Anelli". Io ero in possesso della pinata e della chiave della porta segreta di Erebor, quella per la quale, stando al racconto di Thorin, erano fuggiti Thròr e Thràin. E le avevo conservate, sebbene senza un piano preciso, in attesa del momento in cui si sarebbero dimostrate tanto utili.
<<Per fortuna, non commisi nessun errore bell’uso che ne feci. Me le tenni come un asso nella manica, per dirla come voi nella Contea, finchè la situazione non parve proprio disperata. Non appena Thorin le vide, decise seduta stante di seguire il mio piano, nei limiti in cui si potesse preparare una spedizione segreta. Quali che fossero le sue opinioni su Bilbo, si sarebbe messo in viaggio comunque. L’esistenza di una porta segreta, che soltanto i Nani potevano scoprire, gli faceva apparire per lo meno pensabile la possibilita di scoprire in parte le mosse del Drago, e magari di recuperare un pò dell’oro o qualche altro possesso avito capace di placare la sete del suo cuore>>
 
Qui si parla già degli eventi de "Lo Hobbit", con riferimento alla "Cena inaspettata", all’arrivo dei Nani in via Saccoforino. Gandalf in quella cena presentò ai Nani la mappa di Erebor e la chiave, veramente l’oggetto più importante di tutto. Nella desolazione provocata da Smaug, infatti, era praticamente impossibile cercare di entrare dalla porta principale del regno sotto la Montagna. Un passaggio segreto era la migliore scelta. La missione per Thorin a quel punto non sembrava tanto impossibile (qui si accenna al recupero di "un pò dell’oro e qualche altreo possesso avito", forse in riferimento all’Archengemma). Circa la diffidenza di Thorin e dei Nani, della quale niente si può notare leggendo "Lo Hobbit", è forse meglio riportare il passo di un altra versione de "La cerca di Erebor", in cui si può notare quanto i Nani dei Monti Azzurri disprezzassero la gente della Contea. Quando, infatti, Gandalf tornò da Thorin dopo aver soggiornato un pò nella Contea, come si dice (dove apprese qualcosa su Bilbo Baggins, secondo le voci che circolavano nella Contea), espresse a Thorin il desiderio di una cerca il più segreta possibile, in luogo di una guerra aperta e, in definitiva, senza speranze.
 
<<Alla fine, presi una decisione e tornai da Thorin. Lo trovai intento a discutere con alcuni dei suoi parenti. C’erano Balin e Glòin e parecchi altri.
"Beh, che cos’hai da dire?" mi domandò Thorin appena entrai.
"Tanto per cominciare, questo" gli risposi. "Le tue idee sono quelle di un Re, Thorin Scudodiquercia. Ma il tuo regno se n’è andato. Se dev’essere restaurato, cosa di cui dubito, bisogna cominciare dalle piccole cose. Mi chiedo se tu ti renda pienamente conto della forza di un grande Drago che si trova lontano da qui. E non è tutto: nel Mondo sta crescendo rapidamente un’Ombra che è assai più terribil ancora. E l’uno e l’altra si aiuteranno a vicenda". E certamente l’avrebbero fatto se in pari tempo non avessi attaccato Dol Guldur. "La guerra aperta sarebbe del tutto inutile, e comunque per te è fuori discussione. Dovrai tentare qualcosa di più semplice ma anche di più audace, anzi di disperato."
"Ti trovo vago ed inquietante insieme", disse Thorin. "Parla un pò più chiaro!".
"Bene, tanto per cominciare" ripresi "a questa cerca dovrai dedicarti tu stesso, e dovrai farlo segretamente. Niente messaggeri, araldi o sfide per te, Thorin Scudodiquercia. Al massimo, potrai portare con te qualche parente o fedele seguace. Ma avrai bisogno di qualcosa di più, qualcosa di imprevedibile."
"Sentiamo!" fece Thorin.
E io: "Un momento! Tu Speri di vedertela con un Drago; il quale però non è solo grandissimo, ma è ormai molto vecchio e molto astuto. Fin dall’inizio della tua avventura, dovrai tener conto di questo: della sua memoria e del suo olfatto."
"Naturalmente" assicurò Thorin. "I Nani hanno avuto a che fare con i Draghi più di chiunque altro, e tu non stai parlando ad uno sprovveduto."
"Benissimo," replicai "ma non mi sembra che i piani da te elaborati prendano in considerazione quest’aspetto. Il mio è un piano basato sull’azione segreta e furtiva. Segreta e furtiva ho detto. Smaug non se ne sta sul suo prezioso letto senza avere sogni, Thorin Scudodiquercia. E sogna Nani! Puoi star certo che giorno per giorno, notte per notte, esplora la sua aula, finchè non è certo che non c’è nelle vicinanze il minimo sentore di Nano, prima di mettersi a dormire. E il suo è un sonno a mezzo, con le orecchie tese a cogliere il rumore di passi di Nano."
"Questa segretezza la fai sembrare difficile e disperata non meno di un attacco diretto" intervenne Balin. "Di una difficoltà insormontabile!".
"Si, è difficile" ammisi. "Ma non di una difficoltà insormontabile, altrimenti non sarei venuto qui a sprecare il mio tempo. Direi piuttosto che è assurdamente difficile, ed è per questo che intendo suggerire un’assurda soluzione del problema. Prendi con te uno Hobbit! Smaug probabilmente non ha mai sentito parlare di Hobbit, e certamente non ne ha mai sentito l’odore".
"Cosa?" insorse Glòin. "Uno di quei sempliciotti della Contea? A che cosa servirebbe mai, sopra o sotto questa terra? Che abbia pure l’odore che vuole, mai oserà avvicinarsi tanto da poter essere fiutato al più implume dei draghetti appena uscito dall’uovo."
"Su, su" dissi io "quello che dici non è bello. Tu non ne sai molto della gente della Contea, caro Glòin. Secondo me, tu li ritieni dei sempliciotti perchè sono generosi e incapaci di mercanteggiare; e li ritieni paurosi perchè a loro non vedi mai armi. Ma ti sbagli. E comunque sia, ce n’è uno sul quale ho messo gli occhi come tuo compagno, caro Thorin. E’ un tipo abile e intelligente, ma anche astuto e tutt’altro che temerario. E ritengo che abbia del fegato. Un grande coraggio, anzi, come è proprio della sua gente. Sono, se mi consentite, coraggiosi al momento opportuno. Questi Hobbit devi vederli nel momento del bisogno, per scoprire che cosa c’è in loro."
"E’ una prova che non si può fare" replicò Thorin. "A quel che ho potuto osservare, fanno sempre di tutto per evitare di trovarsi in difficoltà."
"Verissimo" convenni. "E’ gente con la testa sulle spalle. Ma l’Hobbit di cui ti parlo è alquanto fuori dal comune. Penso che non sia difficile persuaderlo a cacciarsi in un pasticcio. Ritengo anzi che, in cuor suo, in realtà lo desideri – desideri, se vuoi metterla così, un’avventura."
"Non a spese mie!" insorse Thorin alzandosi e passeggiando su e giu furibondo. "Questo non è un consiglio, questa è una buffonata! Non riesco a vedere che cosa un Hobbit qualsiasi, buono o cattivo, possa fare per ripagarmi di aver provveduto a lui per una giornata, posto che si riesca a persuaderlo a partire."
"Non riesci a vedere! Più probabilmente, non riusciresti ad udirlo" ribattei. "Gli Hobbit si muovono senza sforzo più silenziosamente di quanto non riesca a fare qualsiasi Nano al mondo, anche se ne andasse della sua vita. A mio giudizio, sono quelli con il piede più leggero tra tutte le specie mortali. E non mi sembra comunque che tu te ne sia reso conto, Thorin Scudodiquercia, mentre te ne andavi per la Contea producendo un rumore che, te lo posso dire io, gli abitanti potevano udire a un miglio di distanza. Dicendo che avevi bisogno di un’azione segreta e furtiva, intendevo riferirmi ad una segretezza professionale!".
"Segretezza professionale?" esclamò Balin, interpretando le mie parole in maniera alquanto diversa da quel che intendevo. "Stai parlando di un cacciatore di tesori addestrato? Se ne trovano ancora in giro?".
Esitai. Era un aspetto nuovo, e non sapevo bene come affrontarlo. "Penso di si" mi decisi finalmente a dire. "A pagamento, quelli sono disposti ad andare dove tu non osi, e in ogni caso non potresti, e trovare quel che desideri." Gli occhi di Thorin balenarono: nella mente gli si era risvegliato il ricordo di tesori perduti; ma poi disse con tono sprezzante:
"Un ladro a pagamento, insomma. Lo si può anche prendere in considerazione se il compenso non è troppo alto. Ma che cosa ha a che fare tutto questo con uno di quei paesani? E’ gente credulona, quella, incapace di distinguere una pietra preziosa da una perlina di vetro".
"Preferirei che non parlassi con tanta sicumera senza sapere come stanno le cose" replicai brusco. "Quei paesani vivono nella Contea da circa millequattrocento anni, e nel frattempo hanno avuto modo di imparare un sacco di cose. Hanno avuto a che fare con gli Elfi e con i Nani un migliaio d’anni prima che Smaug venisse nell’Erebor. Nessuno di loro è ricco come credevano i vostri avi, ma potrai costatare, caro Thorin, che alcuni di loro nelle proprie dimore hanno cose più belle di quante ne possa vantare tu. Lo Hobbit che ho in mente io ha splendide cose d’oro, mangia con posate d’argento e il vino lo bene da meravigliosi cristalli."
"Ah, finalmente capisco dove vuoi andare a parare" fece Balin. "E’ un ladro, dunque. E’ per questo che ce lo raccomandi?".
A questo punto temevo di aver perduto la pazienza e la cautela. Quel pregiudizio nanico, secondo il quale nessuno possiede o fa nulla "di valore" salvo loro, e secondo cui tutte le cose belle in mani altrui sono state date prima o poi dai Nani, se non ai Nani rubate, era più di quanto potessi sopportare in quel momento. "Un ladro?" dissi ridendo. "Ma certo, un ladro di professione! Altrimenti, come potrebbe un Hobbit avere un cucchiaio di argento? Andrò a mettere sul suo uscio il marchio del ladro, così potrete trovarlo." E a questo punto, indignato com’ero, mi alzai e dissi, con una veemenza di cui io stesso restai sorpreso: "Dovresti proprio andarlo a cercare, quell’uscio, caro Thorin Scudodiquercia. E dico sul serio." E all’improvviso mi resi conto che era proprio così. Quella mia idea strampalata non era affatto uno scherzo: era quel che ci voleva. Ed era della massima importanza che venisse messa in atto. I Nani dovevano piegarli, quei loro rigidi colli.
"Statemi ad ascoltare, gente di Durin!" gridai. "Se riuscite a persuadere quell’Hobbit a unirvi a voi, ce la farete. Se non ci riuscite, la vostra impresa fallirà. E se vi rifiutate persino di tentare, con voi ho finito. Da me non avrete più né consiglio né aiuto finché l’Ombra non vi piombi addosso!". Thorin mi guardò sbalordito, e lo era davvero.
"Parole forti!" commentò. "Benissimo, ci verrò. Hai una certa veggenza, tu, a meno che non ti abbia sempre dato di volta il cervello".
"D’accordo" dissi. "Ma devi venire armato di buona volontà, non soltanto nella speranza di dimostrare che mi ha dato di volta il cervello. Devi essere paziente e non lasciarti scoraggiare facilmente, se né coraggio né il desiderio di avventura di cui ti ho parlato risultano evidenti a prima vista. Lui anzi negherà che sia così. Cercherà di tirarsi indietro; ma tu non devi permetterglielo."
"Tirare su con il prezzo non gli servirà a niente, se è questo che vuoi dire" ribattè Thorin. "Io gli offrirò un giusto compenso per tutto quello che recupera, e nient’altro."
Non era questo che intendevo, ma mi sebrava inutile insistere. "C’è un’altra cosa" ripresi: "Tutti i tuoi piani e preparativi devi farli in anticipo. Tutto dev’essere pronto! Una volta che sia persuaso, non bisogna lasciargli tempo di ripensarci. Devi partire subito dalla Contea, verso Est, per la tua cerca."
"Sarebbe un ben strano tipo, questo tuo ladro" saltò su a dire un giovane Nano a nome Fili (un nipote di Thorin, come seppi in seguito). "Che nome ha o, per lo meno, di che nome si serve?"
"Gli Hobbit si servono dei loro nomi veri", risposi. "E l’unico che abbia è Bilbo Baggins".
"Che razza di nome!" commentò Fili ridendo.
"Lui lo ritiene degno del massimo rispetto" gli feci osservare. "E gli sta a pennello, trattandosi di uno scapolo di mezza età, che sta diventando un pò grasso e bolso. Il cibo costituisce forse, al momento attuale, il suo interesse principale. Ha un’ottima dispensa, a quel che mi dicono, e forse più d’una. Per lo meno, sarete ospitalmente trattati."
"Adesso basta" disse Thorin. "Se non avessi dato la mia parola, non ci verrei per niente. Non sono in vena di farmi prendere per il bavero. Perchè anche io sono serio. Terribilmente serio, e dentro di me c’è un fuoco che arde."
Preferii lasciar perdere. "Stammi benea sentire Thorin" dissi invece "aprile è alla fine, siamo ormai in primavera. Prepara tutto al più presto. Ho delle faccende da sbrigare, ma mi rifarò vivo tra una settimana. Quando ritorno, se tutto è pronto, ti precederò per preparare il terreno. E il giorno dopo andremo a trovarlo tutti assieme." E con questo presi congedo, perchè non intendevo lasciare a Thorin il tempo di ripensarci più di quanto se ne doveva lasciare a Bilbo. Il resto della storia vi è ben noto – dal punto di vista di Bilbo. Se fossi stato io a scrivere il resoconto, sarebbe stato alquanto diverso.>>
 
Quindi il disprezzo nanico fu uno dei fattori, se non il principale, che distorse la vera identità di Bilbo: da semplice Hobbit a ladro professionista. In questo modo vengono chiariti quindi gli eventi raccontati ne "Lo Hobbit", circa l’arrivo di Gandalf in via Saccoforino in una mattina di primavera, mentre Bilbo sedeva tranquillamente fuori di casa a fumare la sua pipa. Un incontro che il giorno dopo si concluse con l’arrivo dei 13 Nani guidato da Thorin. Non ci sono tracce, come detto, del disprezzo Nanico ne "Lo Hobbit", il che ci fa suporre che sia quest’ultimo, una sorta di versione della storia "per come la vedeva Bilbo". Il comportamento strampalato di Bilbo era un dato di fatto, visto che durante tutto il racconto le sue due metà, quella "Tucchicchia" e quella "Baggins" prevalevano ora l’una, ora l’altra. C’è poi anche da considerare che il rispetto dei Thorin & Co. aumentarono con il passare del tempo, tanto è che Bilbo alla fine divenne un rinomato amico di Balin, lo stesso che aveva, forse più di tutti, espresso la sua perplessità nei confronti di tutto quel piano. E tuttavia il lavoro di Gandalf non era ancora terminato. Arrivati a casa Baggins, Thorin mostrava ancora disprezzo, nonostante tutto quello che Gandalf gli aveva detto giorni prima:
 
<<Thorin era sprezzante e sospettoso. "E’ molle" sbuffava. "Molle come il fango della Contea, e stupido. Sua madre è morta troppo presto. Hai in mente uno dei tuoi sporchi tiri, mastro Gandalf. Sono certo ceh ahi altri scopi che non quello di aiutarmi."
"Hai perfettamente ragione" risposi. "Se non avessi altri propositi, non ti aiuterei affatto. Per quanto grandi ti appaiano, i tuoi interessi sono soltanto un piccolo filo della grande ragnatela. E io mi occupo di molti fili alla volta. Ma questo dovrebbe dare maggiore peso al mio consiglio anziché togliergliene." Adesso parlavo con grande calore. "Stammi ad ascoltare, Thorin Scudodiquercia" gli dissi. "Se questo Hobbit viene con te, ce la farai. Altrimenti, sarà un buco nell’acqua. Ho un presentimento preciso, e voglio metterti in guardia."
<<"Conosco la tua fama" replicò Thorin. "E spero che sia meritata. Ma questa sciocca faccenda del tuo Hobbit mi induce a chiedermi se il tuo sia un presentimento, o se tu non sia più matto che veggente. Può darsi che tante preoccupazioni ti abbiano sconvolto la mente."
<<"Sono state senza dubbio sufficienti a sconvolgermela" risposi. "E la cosa che più mi manda fuori dai gangheri, è vedere un Nano superbo che vuole un consiglio da me (senza averne nessun diritto, che io sappia) e poi mi ripaga con l’insolenza. Fai pure a modo tuo, Thorin Scudodiquercia, se è questo che vuoi. Ma, se non segui il mio consiglio, andrai incontro al disastro; e da me non avrai altri suggerimenti né altro aiuto finchè l’Ombra non ti piombi addosso. E metti freno al tuo orgoglio e alla tua brama, altrimenti farai una brutta fine al termine di qualsiasi sentiero segua, anche se le tue mani saranno piene d’oro."
<<A queste mie parole, lui impallidì un tantino, ma gli occhi gli ardevano. "Non minacciarmi!" esclamò. "In questa faccenda farò di testa mia, come del resto in tutto quello che mi riguarda."
<<E io: "Fai pure! Che altro posso dirti, se non questo: io, caro Thorin, non do facilmente il mio affetto o la mia fiducia; ma l’Hobbit mi piace, e gli auguro ogni bene. Trattalo come si deve, e godrai della mia amicizia sino alla fine dei tuoi giorni".
<<Lo dissi senza alcuna speranza di riuscire a persuaderlo; in realtà, però, non avrei potuto dire di meglio. I Nani conoscono la devozione agli amici e la gratitudine verso coloro che li aiutano. "Benone" si decise finalmente a dire Thorin dopo un silenzio. "Partirà con la mia compagnia, se se la sente, cosa di cui dubito. Ma se tu insisti perchè io me lo accolli, bene, dovrai venire anche tu e tener d’occhio il tuo pupillo."
"D’accordo!" replicai. "Ci verrò, e starò con te finchè potrò: almeno finchè non avrai costatato quanto vale." A conti fatti, tutto andò per il meglio, ma in quel momento ero preoccupato, perchè avevo tra le mani la faccenda del Consiglio Bianco e non c’era tempo da perdere.
<<Fu così che ebbe inizio la Cerca di Erebor. Non credo che, quando cominciò, Thorin coltivasse davvero la speranza di distruggere Smaug. E che speranza poteva esserci? Pure, così fu. Ma, ahimè, Thorin non visse tanto per godere del suo trionfo o del suo tesoro. Orgoglio e brama ebbero la meglio su di lui, a dispetto dei mie avvertimenti.>>
 
Alla fine lo stregone deve ricorrere alle intimidazioni per convincere il Nano. Ecco che quindi la cerca è organizzata e Bilbo, ignaro di tutti questi retroscena e dei litigi fatti affinchè egli partecipasse, si alza il mattino dopo quella serata così strana, con un biglietto scritto da Thorin: deve prepararsi a partire, ed è in ritardo. Senza neanche il portafogli e un fazzoletto, scappa a rotta di collo quanto più velocemente possano fare le sue corte gambe verso il Drago Verde di Lungacque.
Thorin perì durante la Battaglia dei Cinque Eserciti, pochi giorni dopo la morte di Smaug ad opera di Bard di Esgaroth (sul Lago Lungo); la storia è lunga ed intricata e non sto qui a riassumerla.
Il racconto "La Cerca di Erebor" termina quindi con queste parole di Gandalf:
 
<<"Povero Thorin, comunque! Era un grande Nano di un grande Casato, quali che fossero le sue colpe; e, sebbene alla fine del viaggio sia caduto, fu certo in gran parte merito suo se il Regno della Montagna è stato restaurato come io desideravo. Ma Dàin Piediferro si è rivelato un degno successore. E adesso abbiamo saputo che è caduto combattendo di nuovo davanti ad Erebor, proprio mentre anche noi lo facevamo. La definirei una grande perdita, se non fosse piuttosto un miracolo che, alla sua vetusta età, riuscisse ancora a maneggiare l’ascia con la forza che dicono avesse, piantato sul corpo di Re Brand davanti al Cancello di Erebor finchè l’Oscurità non è calata.
<<A dire il vero, avrebbe potuto andare in tutt’altro modo. Si, l’attacco principale è stato rivolto verso Sud; eppure, anche cos’, protendendo la destra Sauron avrebbe potuto infliggere terribili danni al Nord, mentre noi difendevamo Gondor, se Re Brand e Re Dàin non gli avessero messo i bastoni tra le ruote. Pensate pure alla grande Battaglia dei Pelennor, ma non dimenticate la Battaglia della Valle. Pensate a quel che avrebbe potuto accadere. Fuoco di Drago e spade selvagge nell’Eriador! C’era oò rischio che non ci fosse più nessuna Regina di Gondor. Potevamo aspettarci di trovare qui, reduci dalla vittoria, null’altro che rovine e cenere. Ma questo è stato impedito, grazie al fatto che ho incontrato Thorin Scudodiquercia una sera, all’inizio della primavera, non lungi da Brea. Un incontro casuale, come diciamo noi nella Terra di Mezzo.>>
 
Una semplice favola, quindi, diventa il fulcro principale di tutto quanto accade alle forze di Sauron durante la Guerra dell’Anello. Il ripristinarsi delle forze del Bene su nel Nord della Terra di Mezzo, permise infatti di sterminare quasi del tutto gli Orchi delle Montagne Nebbiose; Sauron poteva contare, quindi, di una forza di gran lunga inferiore, senza contare il mancato apporto di un Drago come Smaug. Tutto grazie ai piani di Galdalf. Tutto grazie agli eventi che, per quanto casuali, portarono l’Anello nelle mani di Bilbo. Quando si legge "Lo Hobbit" quindi, si deve cercare di allontanare quell’impressione di infantilità che traspare in modo evidente dal racconto, e pensare a tutti i retroscena e "alle forze in gioco", come le chiama Galdalf: il fato, soprattutto, ma anche la voglia dell’Anello di tornare al suo padrone. E, in mezzo agli eventi del tempo, un Hobbit del tutto ignaro, che trova un oggetto magico e, come se non bastasse, fermato dalla Pietà, non ammazza Gollum, decretando in questo modo la riuscita della missione della Compagnia dell’Anello, e la scomparsa definitiva di Sauron dalla Terra di Mezzo.
 
Una favola eppure una grande storia.
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