Guardo fuori dalla finestra. Sole, cielo sereno, caldo. Un cane che abbaia in lontananza, le ombre degli alberi. Ogni tanto un treno che passa a 200 metri di distanza. Poi, in sottofondo, le ost di "The Lost World". Ecco che tornano alla mente le sensazioni magnifiche che si provano a contatto con la natura.
 
Sole, caldo. Le figure delle auto al lato della strada deformate dal grande calore che si libera dall’ asfalto di fronte a te, che sei in bici e pedali alla volta della periferia del tuo paese: sono da poco passate le 3 del pomeriggio e sei in compagnia di un tuo amico. Il vento caldo colpisce la tua faccia, più scomodo che rilassante, ti fa sudare. Non vedi l’ora di scendere dalla bici per goderti la calma dell’aria, e il semplice caldo. Imbocchi la stada statale per un breve tratto – neanche dieci metri – e poi svolti a sinistra per una strada asfaltata, regolare, che scende dolcemente. Ti guardi indietro: il tuo amico c’è ancora, ti segue a pochi metri di distanza. Lui non sa cosa lo aspetta. La strada prosegue con una pendenza in diminuzione, tu pedali, aumenti la tua velocità: ti piace il rischio, ti piace vedere sfrecciare il mondo sotto di te. Ingrani la marcia pesante, e vai ancora più spedito. Il tuo amico comincia a distanziarsi. Tu conosci la strada, lui no. Ed ecco che inizia: superi un’abitazione alla tua destra (bella, con recinto e giardino), alla tua sinistra cominci ad intravedere il fianco di una collina, sulla cima della quale si intravedono degli alberi di ulivo. Ma è di fronte a te che adesso c’è il divertimento: la pendenza cresce in modo quasi esponenziale, sei molto veloce e devi affrontare la prima, leggera, curva verso destra. La passi senza neanche rallentare, tagliando dritto, per guadagnare ancora velocità, poi la vedi, finalmente! Una grande curva verso sinistra, in pendenza, quasi a gomito. Ti tieni sulla destra della tua carreggiata, un leggero colpo di freno, e poi via, ti immergi nella corsia opposta, piegandoti paurosamente (non sai se le gomme riusciranno a reggerti, ma rischi lo stesso) e avvicinandoti al margine sinistro della carreggiata. Il mondo sfreccia veloce, vai a 50 chilometri all’ora e vedi di fronte a te un’altra curva, a destra questa volta, più in pendenza dell’altra, seguita da un rettilineo da paura che porta, infine, tra le campagne di quella zona. Non pedali. Sarebbe da suicidio, è già tanto aver superato la prima curva ad una velocità come quella! Il tuo istinto ti suggerisce di tenerti sulla sinistra, di dare una sola pedalata, per poi buttarti in curva: l’ultima, prima del paradiso. Il paradiso dei fossili di quella zona. Ecco, la curva, ecco il margine sinistro della strada – pericoloso, molto pericoloso – ecco il rettilineo: spingi sui pedali con forza, la bici viaggia almeno a 70 chilometri orari, il vento negli occhi ti impedisce di veder bene… qualche secondo per terminare la discesa, ed ecco che sei arrivato al termine della strada. Un occhio chiuso – hai beccato un moscerino, maledizione! – riesci a capire, dalle brevi vibrazioni del tuo ecologico veicolo che sei su una strada sterrata, su uno di quelli che chiami "trattòur’" nel tuo dialetto. Sfrecci per cinquanta metri, con i freni premuti al massimo. Il divertimento è finito, adesso si va al lavoro. Scendi dalla bici, e osservi il tuo amico intraprendere con paura e in modo prudente l’eccitante discesa, tra curve a destra e sinistra. "La prossima volta anche lui andrà veloce come me", pensi, mentre smonti e ti guardi intorno.
Tutto è esattamente come qualche giorno prima. Ai lati della strada vedi un ambiente arso dal gran caldo estivo. Una struttura in rovina, con un tetto in lamiera arrugginito e pericolante; delle mura in mattoni d’epoca, quelli grossi e gialli, i "tufi", sempre secondo il tuo dialetto, fatti in argilla. Erba alta tutto intorno ed una grande ciminiera che si alza verso il cielo, forse l’unica struttura non pericolante di tutto. Dall’altra parte della strada quella che sembra una campagna, con una casetta chiusa e nessuna presenza umana. Il tuo amico arriva. Tutto sudato. "Cavoli, tu sei matto! Ti ho perso, a quanto andavi?". Gli spieghi che la strada la conosci e che è quasi impossibile trovare auto che percorrano la stessa strada in salita. E’ possibile infatti buttarsi tranquillamente sulla corsia opposta senza pericoli. Lui smonta dalla bici: "E’ questo il tuo posto?". E tu: "Certo… vedi la, oltre il prato: la vedi quella parete? Sarà lunga 30 metri e ci trovi di tutto".
Di fronte a te, oltre un prato rado, vedi una grande parete, alta cinque metri. Dalla strada entri in questo prato: l’erba è verde, strano a dirsi con quel caldo. Ti abbassi, quasi a sederti. Tra i sottili fili di erba, un pavimento giallino, argilla liscia come levigata. Ti guardi intorno, osservando con ammirazione la tua scoperta. Settimane prima ti sei imbattuto in quel luogo grazie a tuo cugino. Ed ora lo visiti quasi tutti i giorni. Fossili che emergono dal terreno ogni passo. Bivalvi, sopratutto. Ma sempre fossili. Che importa se vertebrato o meno quando hai per le mani un essere vivente vecchio milioni di anni? E’ li a testimoniare tante cose. Tante. Troppe forse.
Ogni minima cosa che tu possa notare in quello che ti circonda ti affascina: l’aria calda, che prima ti infastidiva, adesso ha un odore di terra, gli uccelli che cantano, proprio per il sole, il pavimento di argilla che è sotto i tuoi piedi, così regolare… i fossili visibili dappertutto, le cicale… l’essere in quel posto. Sembra di stare veramente da qualche parte sulla Terra di milioni di ann fa: a contatto con la vera natura. Ti rialzi, e vai verso la parete. Riprendi il posto che era stato tuo qualche giorno prima, apri il marsupio e tiri fuori martello e scalpello. "Adesso si inizia; tiriamo fuori questo fossile".
Stai li per ore, mentre il sole cala dolcemente e la temperatura scende. La tua concentrazione è tutta indirizzata su una piccola superficie. Di tanto in tanto ti fermi, prendi il pennellino, togli la terra, e riprendi… poi prendi lo spazzolino (quello che hai comprato con i soldi risparmiati… non di ottima qualità, ma sempre qualcosa). Pensi che alla fine sei più gentile con i fossili che con i tuoi parenti… E ti vien da ridere! Niente, è più forte di te. Non riesci a staccarti di la: la tua attenzione non è mai stata così alta, nemmeno a scuola: hai paura di danneggiare un signor fossile che è sulla Terra da un tempo inimmaginabile per la tua mente. Deve essere salvato dalle intemperie atmosferiche, devi portarlo a casa, devi…
La povere si alza sempre più, a poco a poco la faccia ti prude: il caldo ti fa sudare e il terreno rimosso attorno a te alza polvere. Ma non ti arrendi. Sei da due giorni dietro a questo bivalve, non lo lascerai qua. Arriva la sera, il sole scende oltre le colline e le ombre si allungano. Un venticello piacevole spira nell’aria. Non vedi più così bene, nell’oscurità crescente. E’ ora di andare. E’ ora di prendere quello che hai raccolto e terminare il lavoro a casa. Un pomeriggio piacevole passato all’aria aperta, sotto il sole. Un pomeriggio a contatto con la Natura. A fare cio che ti piace fare.
Tornerai in quei posti, lo sai; dopotutto c’è sempre il versante sud della parete che non hai ancora esplorato. Per quella sera può bastare.

Annunci