Sto leggendo in questi giorni, dopo aver letteralmente mangiato "Io sono leggenda", il settimo ed ultimo libro di Harry Potter (Pasquale ti ringrazio ancora!!! ^^ ). Che dire, ieri sera ho superato metà della mia lettura. Magnifico oltre ogni dire: il capitolo più dark di tutta la serie. Non c’è scuola che tenga, non c’è scuola che protegga. Niente. Soli in mezzo alla malvagità; soli in un modo comandato da un Ministero della Magia nelle mani dei Mangiamorte, Mangiamorte che si divertono alla caccia al Babbano, sia nel nostro mondo che i quello dei maghi. Un livello di crudeltà che non avrei mai immaginato. D’altronde ci sono ancora tanti bambini che leggono i libri della Rowling. Eppure in questo settimo ed ultimo libro ci sono tanti morti, e tanto sangue. Un bagno di sangue, come accennò la stessa autrice prima dell’uscita del libro in Inghilterra.
I meriti della Rowling vanno alla sua vera magia: quella di stimolare i giovani alla lettura, attraverso un personaggio che ha qualcosa di straordinario. Harry Potter non è il solito ragazzo moderno, pieno di vizi, di certezze assurde, di speranze vane e viziato. E’ lo stereotipo di come ogni ragazzo adolescente dovrebbe essere: certo debole a volte, ma reso forte in questi particolari momenti dai suoi amici. E il valore dell’amicizia emerge molto dalla lettura dei libri. Io prego che mia sorella inizi a leggere sti benedetti libri visto che li ho comprati tutti, manca, appunto, solo il settimo ed ultimo, che sto leggendo in pdf. Perchè ti trascinano, ti affascinano; non riesci a smettere di leggerli. Sono come una droga, solo che sono positivi. Sono pochi gli autori che hanno avuto questo effetto su di me. Certo, leggo molto, eppure nessun racconto mi rapisce come quelli fantasy. Sarà che la linea di massima del genere, che molti apprezzano, è il raccontare le vicende di un mondo completamente diverso dal nostro: che sia opera di Elfi, Nani, Uomini, Folletti, Goblin, Maghi, Creature Magiche, Nazgul o altro, con il fantasy si ha la possibilità di fuggire dal mondo reale e rifugiarsi in un altro mondo, parallelo al nostro. Quello di cui ho bisogno a volte. Scappare da questo mondo e rifugiarmi nell’altro. Non è codardia. E’ solo come dire: "Adesso stop. Sono in standby, non rompete". Per qualche ora. Per qualche minuto. Voglio vedere nella mia mente cosa succede nell’altro mio mondo. E’ bello. Sfruttare la propria mente a questo modo è positivo. Ti fa sentire meglio: ricordi infatti che da qualche parte c’è ancora un posto dove rifugiarsi, dove non c’è nessuno che ti sparla, dove non ci sono problemi di alcun tipo che ti riguardano, dove vivi in mezzo alla natura, o in strane abitazioni, o chessò… Non so se mi spiego. Per questo insisto tanto che mia sorella inizi a leggere Tolkien, anche partendo semplicemente da "Lo Hobbit". Ma niente, lei e la lettura sono buoni amici solo quando si parla di Moccia. Tralasciando la caricatura che fa Fiorello a "Viva Radio 2", Moccia è uno di quegli autori che definirei furbo. In fondo cosa ci vuole? Bisogna solo capire che nella nostra società – secondo me solo quella italiana – le adolescenti sono delle sognatrici. Sognatrici ad occhi aperti, più di quanto non lo possa essere un lettore di Harry Potter. Perchè i libri di Moccia parlano solo di amore. "Detto niente, sei matto?", potrebbe dire qualcuna che legge Moccia. Moccia ha capito che storie di sto tipo tirano un sacco, ha fiutato la fetta di mercato di potenziali lettrici (perchè principalmente alle ragazze è indirizzato ogni suo libro), ossia quella delle adolescenti, e ha proposto tutta una serie di storie che potrebbero benissimamente competere con le Telenovelas di Telenorba, che mia madre tanto segue. Come Hitler. Hitler non ha mica proposto storie d’amore, ha solo intuito che nella popolazione germanica del primo dopo guerra era nascosto un sentimento di odio e di bisogno di vendetta: attingendo all’odio (non puramente tedesco, ahimè, visto che il fenomeno ebbe inizio in Russia, oltre che in Francia) nei confronti degli ebrei, ha scatenato una cattiveria degna di Voldemort in persona. Ha sterminato milioni di persone. Ha capito di cosa la gente aveva bisogno. Come Moccia. Direi quindi che certi autori scrivono solo per guadagnare. Non sono attacati ai loro personaggi, e magari scrivono anche male. Il personaggio vede con gli occhi dell’autore, parla con la voce dell’autore spesso, si muove come l’autore vuole: per nascondere un messaggio tra le righe, per intrattenere semplicemente, per divertire, per far riflettere. Ma, ahimè, penso che i romanzi d’amore siano solo delle perdite di tempo: finali scontati il più delle volte, trame assurde. Peggio di que film "ai quattro formaggi" come li chiama Krono. Non voglio andare a criticare ulteriormente il genere, rispetto coloro che ammirano certi autori del settore in questione… mi fermo qua. Ma di certo bisogna distinguere autori ed autori. Generi e generi. Nel senso che non posso mai confrontare la letteratura di autori famosi e bravi (ce ne sono a bizzeffe) con Moccia. Un confronto tanto sensato quanto utile. Eppure ci sono migliaia di ragazze, se non milioni, che imparano a leggere e scrivere dai 12 anni in su, proprio per Moccia. Il livello di scrittura lasciamolo stare. Sarebbe troppo offensivo nei confronti di chi si sa esprimere in Italiano corretto (o almeno comprensibile), dire che le ragazze e i ragazzi adolescenti oggi siano capaci di azzeccare una sola a con l’h e una sola e con l’accento. E da Moccia poi si arriva a Scamarcio. Qui preferisco non aprire neanche bocca. Lasciamo stare. Tutte pazze per Scamarcio, vabbè… sono un maschio, non una adolescente, non posso dire che sia bello (che schifo!). Tutte con Scamarcio. Il duo Moccia-Scamarcio! Evviva gli Scamarci! Mah… e poi se lo avete notato, ha anche un perenne alone nerastro sotto gli occhi… che gli da un aspetto cadaverico…
 
Comunque, dopo questa piccola riflessione, vado a studiare, và… Che con tutti gli impegni di sti giorni, un pò sto perdendo il passo. Byez! Animoticon
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