Sono tornato. Stasera. O meglio, oggi pomeriggio. Vacanze tanto brutte quanto calde. Ho preso una decisione. Nei mesi appena passati ero sempre li a lamentarmi del fatto che stare qui in collegio fosse una cosa assolutamete negativa per me. Che non era il mio posto, come invece sentivo all’inizio… il primo anno. Bene, l’unica cosa positiva che è scaturita da queste vacanze è stato il mio cambiamento di pensiero. Scaturito all’improvviso da un periodo di riflessione lunghino. In tutto questo tempo io ho mentito a me stesso. Me ne sono accorto in questi 20 giorni a casa. Quando ci si illude – non mi piace farlo, ma inconsciamente ne sentivo il bisogno – e poi ci si accorge della triste, vera, realtà… è come tornare bruscamente sulla Terra da un volo spettacolare; capire che alla fine quello che si pensa, quello che si ipotizza, è pura fantasia. Le cose sono andate in un determinato modo. Non è utile continuare a rimuginare su fatti di tanto tempo fa. A casa non c’è nessuno di speciale. Punto. Anzi, meno di nessuno. E’ un luogo isolato, e brullo, specie durante l’inverno. Tutti vanno via; tutti universitari. Nessuno cammina per strada la sera, nessun raduno di giovani malati di mente e giocherelloni, come un tempo, Donato. I tempi cambiano. E giu le cose sono cambiate in peggio. Non posso avere futuro in un luogo di quel tipo, nonostante ci vivano i miei. Non se ne parla, io giu a lavorare non ci torno. La mia vita voglio costruirmela qua. Ma per farlo devo cambiare la mia condotta, specie le mie convinzioni. Riguardo a questo luogo, riguardo ai miei studi. Riguardo a tutto. E a tutti. Devo fare in modo che quello che vivo mi piaccia, senza rimpiangere il passato. Quello che siamo stati appartiene a qualcosa ormai lontana. Basta. Non mi interessa niente ormai. Niente di niente.
Eppure, vedete, quando meno ci si aspetta un ritorno, eccolo li bello grosso. I sogni. Oramai pare siano i soli modi che la mia mente ha per riportarmi in uno stato di tristezza perenne. Quando pensi: "Ah, oggi ho studiato molto" e ti addormenti, quella che non vorresti mai vedere, ti viene in sogno. Non ti parla, ma ti guarda solamente. Ti alzi il mattino dopo scosso, e con un vago ricordo: occhi verdi, bellissimi che ti guardano. E basta. Da impazzire. Sai di chi sono, ma non vuoi dirlo a te stesso. Non ti vuoi sforzare per ricordare il sogno… altrimenti sai di cadere di nuovo nella stessa identica trappola. Così ho passato parte delle mie vacanze. Ma le cose che ho visto è che mi hanno sempre più convinto che il mio futuro non deve essere assoutamente giu al mio paese sono altre… ben altre:
famiglia: non ce la faccio più a sentire mio padre lamentarsi anche dei cicli lunari. Non ce la faccio. Davvero. Dopo due giorni gia ne avevo abbastanza. Non si può ascoltare niente in tv che ne fa un caso internazionale, con la sua mania di fare di tutta l’erba un fascio e accusare a destra e sinistra i personaggi televisivi, i politici e anche gli atleti… e basta!
paese: l’ho accennato… vuoto, senza il minimo stimolo per il divertimento. Pieno di gente malpensante e chiacchierona che si impiccia degli affari altrui. Il peggior ripo di persona che si possa mai immaginare, in altre parole. Ho resistito tanto, ma adesso ne ho le scatole piene.
amici: no comment. Ormai non mi ci trovo con quelli. Viaggio su un altro binario. Era inevitabile. E, adesso su due piedi, dico che è stato meglio per me frequentare Piacenza, invece che Parma con loro: mi sarei trovato malissimo. Colpa mia? Colpa loro? Non lo so e, sinceramente, non mi interessa. Amici è dir tanto.
 
Insomma, ho concluso in questi giorni, che il mio malessere era legato ad una sola persona. Ho vissuto continuando a ripetermi di avere qualche chance. Ma a chi la davo a bere! Sciocco. Mi sono fatto sfuggire un anno intero, depresso e incazzato, per una causa persa da tempo. Adesso basta. Si cambia.
 
 

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