Stamattina sono stato colto da quel solito momento pazzo… quello che ti passa per la testa: "adesso o mai più". E così ho messo giu senza neanche pensarci troppo una sequenza… (voi direte "Ora si è preso a sceneggiare… lo fa sempre", invece no: lo faccio spesso, solo che mi capita farlo in camera, su dei fogli di carta…). La sequenza partiva da un’immagine catastrofica e stupenda allo stesso tempo: l’impatto di un asteroide. L’ho immaginato basandomi su quello che accadrebbe in un impatto meteorico sulla Terra, considerando però delle forme di vita strane, diverse da quelle che siamo abituati a vedere… Era un pianeta sconosciuto, ovviamente ^^’, ma pacifico e bello. Ancora la natura selvaggia che prende possesso delle mie "visioni" A bocca aperta.
Immaginate un mondo dove le forme di vita sono moooolto diverse da quelle che noi conosciamo. Oddio, non metto in dubbio che dei miliardi di specie apparse in 3 miliardi e passa di anni di evoluzione qualcosa del genere non sia venuta fuori. E’ probabile. Comunque la mia mente alle 9 di mattina voleva concentrarsi sull’impatto, non sulla specie animale. Vero è che ci voleva un pretesto per mostrare la vita animale e vegetale di tale immaginario luogo. E l’ho fatto: ho inserito tre animali di medie dimensioni… e quando dico "medie" vuol dire di almeno 5 metri di lunghezza, molto probabilmente carnivori, bipedi o quadrupedi non importa – e non l’ho neanche specificato – che "passeggiano" in questo grande spazio aperto. Non ho immaginato bene le caratteristiche dei loro corpi. Solo la parte che mi interessava: la testa, che poi rientra in una piccola descrizione degli eventi. Ho cercato di immaginare qualcosa di spaventoso, ma non ci sono riuscito. Così ho optato per la stranezza delle forme che la natura assume a volte: un cranio allungato in avanti, come quello di un Diplodocus (o qualche genere affine) ma irto di processi ossei allungati un pò in tutte le dimensioni. Prendetelo come uno scherzo della natura, se volete. Immaginate questi animali di media grandezza con una testa che sembra un portaspilli. Difesa del cranio.
Inoltre nelle inquadrature non ho immaginato ne altri animali, ne foreste, neppure monti: prendiamola come una zona collinare. Insomma questi animali camminano lentamente e vengono attirati da un "cespuglio" in movimento. Non sapevo come descrivere una nuova forma di vita vegetale; mi sono basato su quello che è il modello terrestre, rispettando in qualche modo quell’idea di panspermia cosmica che tanto mi affascina: quindi ho messo dei vegetali verdi. Ho supposto quindi la presenza di clorofilla e di un uso dell’energia solare come fanno le piante terrestri. Ho supposto, poi che la gravità di questo pianeta sia comparabile alla nostra, tanto è che ho inserito un animalino piumato ma di modestissime dimensioni, della grandezza poco minore di un pollo. Insomma, questi animali pacifici si avvicinano man mano a questo "cespuglio", che non so ancora descrivervi con la mia mente… quando ecco che un boato sordo irrompe nell’aria. Quando la camera fissa il cielo (che, come ho descritto mette in bella mostra tre belle lune), si ferma su una palla infuocata, dalla luce quasi bianca. La palla in questione sorvola a poche centinaia di metri la superficie del pianeta, nella location che ho immaginato per i miei animali, e va a finire, con un urto spaventoso, a 3 chilometri circa di distanza. Che dire. Sono arrivato quindi alla sequenza che ho immaginato, e dalla quale tutto è partito. Purtroppo mi sono accorto che ero in ritardo per la lezione e quindi ho dovuto accelerare i tempi. L’impatto è devastante: l’onda d’urto viaggia ad una velocità inimmaginabile, espandendosi come fumo, detriti e roccia fusa, inglobando in se il nostro punto di osservazione; dallo spazio arrivano nel frattempo altri frammenti rocciosi, che si incendiano come petardi al contatto con l’atmosfera. La deviazione dell’orbita dovuta al contatto con i gas atmosferici e (forse ^^) alle differenti orbite iniziali dei vari frammenti, disperde gli stessi in un’area piuttosto grande.
L’inquadratura finale voleva essere qualcosa di spettacolare… una grande piana, ai piedi di una imponente catena montuosa (e qui ancora ho immaginato la Terra: ghiacciai e neve sulle cime di tali monti), con tutti questi pezzi di roccia (più piccoli del primo caduto) che cadono come "pioggia di fiamme". Volevo inserirci vari suoni e muggiti, grida e altro proveniente da animali terrorizzati, ma non necessariamente visibili dalla nostra visuale, ma poi ci ho ripensato. In una catastrofe di questo tipo la voce che predomina è quella della madre Natura "inorganica": l’urto in se e l’onda dallo stesso provocato, provocano spostamenti d’aria tremendi. Lo si vede, se ci fate attenzione, durante i terremoti: lo spostamento d’aria e il boato profondo (quanto le profondità della Terra stessa), tappano le orecchie. O almeno io così me ne accorgo. Lo avverto. Immaginate un impatto meteorico. Roba pazzesca. Non si sentirebbe nulla se non veramente vicino. E non avevo tempo di riempire lo spazio tra la camera e la piana di animali e piante. Non avevo tempo di scrivere ^^.
 
Adesso mi stanno proponendo un indivinello niente affatto facile… scappo…

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