La Musica degli Ainur
 
Vergato frettolosamente a matita e con molti emendamenti, l’originale della prima stesura de "La Musica degli Ainur" si è conservato su fogli sciolti, riposti all’inteno della copertina del quaderno che contiene un testopiù completo e molto più rifinito, redatto a penna. La seconda versione segue tuttavia da vicino la prima, modificandola principalmente per mezzo di aggiunte. Il testo qui riprodotto è il secondo, ma in nota sono riportati i passi in cui le due versioni differiscono in modo sensibile (a parere mio, poche delle varianti tra i due testi sono di qualche importanza). Come si vedrà dai passi della prima stesura riprodotti in nota, alle origini il plurale era Ainu, non Ainur, e Ilùvatar era semplicemente Ilu (ma anche Ilùvatar appare nel primo testo).
 
Christopher Tolkien
 
Allora Rùmil narrò:
"Preparati ad ascoltare cose che tra gli Uomini mai sono state udite prima, e di cui gli Elfi parlano di raro; tuttavia Manwe Sùlimo, Signore degli Elfi e degli Uomini, le sussurrò ai padri di mio padre negli abissi del tempo. Sappi che Ilùvatar era solo. Prima di tutte le cose egli, cantando, creò gli Ainur, ed essi sono superiori per gloria e potere a tutte le sue creature dentro e fuori di questo mondo. Quindi foggiò case per loro nel vuoto, e fra loro abitò, istruendoli su soggetti d’ogni sorta, e di queste il più grande era la musica.
"Egli parlava proponendo loro temi per canti e inni di gioia, rivelando molte delle cose grandi e meravigliose che sempre immaginava nell’animo e nel cuore; a loro volta essi suonavano per lui, e le voci degli strumenti si levavano splendide sopra il suo trono.
"Una volta Ilùvatar propose agli Ainur una grandiosa creazione del suo cuore, rivelando una storia la cui ampiezza e maestà non erano mai state eguagliate da null’altro da lui narrato in precedenza; la gloria dell’inizio e lo splendore della conclusione stupirono gli Ainur, tanto che s’inchinarono dinanzi a Ilùvatar, rimasti senza voce.
"Disse allora Ilùvatar: <La storia che vi ho esposto, e la grande e bellissima regione che vi ho descritto come il luogo dove tutta la vicenda potrebbe dipanarsi ad essere attuata, sono dipinte, per così dire, solo in abbozzo. Non ho colmato tutti gli spazi vuoti, nè ho riferito tutti gli abbellimenti e le cose amabili e delicate di cui la mia mente trabocca. Ora è mio desiderio che voi creiate una grande musica gloriosa e un canto su questo soggetto; vorrei inoltre (dato che vi ho insegnato parecchio è ho posto in voi la luce del Fuoco Segreto) che esercitiate menti e capacità adornando il tema secondo i vostri pensieri e le vostre invenzioni. Io siederò ad ascoltare, e mi rallegrerò perchè attraverso voi ho aggiunto bellezza al Canto.>
"Allora i suonatori d’arpa, di liuto, di flauto e di zampogna, gli organi e i corri innumerevoli degli Ainur cominciarono a plasmare la storia di Ilùvatar in grande musica; si levò il suono di melodie maestose che mutavano e si avvicendavano, mescolandosi e dissolvendosi in un rimbombare di armonie, più profondo del grido dei mari, finchè i luoghi dove Ilùvatar dimorava e le regioni degli Ainur non si colmarono, fino a traboccare, di musica, nonchè della sua eco e dell’eco degli echi, che scorrevano fino agli oscuri e vuoti spazi lontani. Non era mai esistita, nè vi fu mai più, una musica così, di immensità e splendore smisurati; nonostante si affermi che una di gran lunga più potente sarà intessuta dinanzi al seggio di Ilùvatar dai cori degli Ainur e dei figli degli Uomini dopo la Grande Fine. allora i temi più grandiosi di Ilùvatar sarano eseguiti alla perfezione; allora infatti Ainur e Uomini ne conosceranno appieno mente e cuore, assieme con tutti gli intenti.
"Ilùvatar sedette ad ascoltare, e a lungo gli parve tutto bellissimo, poichè i difetti della musica erano pochi, e pensava che gli Ainur avessero imparato molto e bene. Ma mentre il grande tema progrediva, s’insinuò nel cuore di Melko l’idea di intrecciarvi soggetti del suo vano immaginare, in disaccordo con il grande motivo di Ilùvatar. Melko, tra gli Ainur, aveva ricevuto da Ilùvatar alcuni dei più grandi doni di potere. saggezza e sapienza; spesso se n’era andato da solo nei luoghi oscuri e negli spazi vuoti alla ricerca del Fuoco Segreto che conferice Vita e Realtà (perchè nutriva un desiderio molto ardente di creare cose lui stesso); ma non l’aveva trovato, perchè esso dimora presso Ilùvatar, e Melko lo venne a sapere solo in seguito.
"Questi aveva, nondimeno, cominciato a meditare pensieri tutti suoi, profondi e astuti, di cui nulla rivelava neppure a Ilùvatar. Così intessè alcune di queste invenzioni e fantasie nella sua musica, e immediatamente attorno a lui crebbero stridore e disarmonia; molti di coloro che gli suonavano vicino si scoraggiarono e le loro note divennero fievoli e i pensieri incompleti e oscuri, mentre numerosi altri finirono per intonare la propria musica alla sua invece che al grande tema con ci avevano iniziato.
"A questo modo il danno provocato da Melko si diffuse, oscurando la musica, perchè i suoi pensieri venivano dal buoi esterno, verso il quale Ilùvatar non aveva ancora volto la luce del suo viso; e siccome quelle idee segrete non avevano nessuna affinità con la bellezza della creazione di Ilùvatar, le sue armonie furono spezzate e distrutte. Ilùvatar, tuttavia, rimase seduto ad ascoltare finchè la musica non ebbe raggiunto un grado inimaginabile di malinconia e bruttura; allora sorrise tristemente e alzò la mano sinistra: subito, anche se nessuno comprese con chiarezza come, in mezzo al fracasso si levò un nuovo tema, simile e tuttavia diverso dal primo, che raccolse forza e dolcezza. Ma le dissonanze e il rumore suscitati da Melko gli si rivoltarono contro: ci fu una guerra di suoni, e sorse un clamore dove poco si poteva distinguere.
"Ilùvatar alzò allora la mano destra, e non sorrideva più, ma piangeva; ed ecco un terzo tema che non somigliava per niente agli altri crescere nel tumulto, finchè parve infine che due musiche avanzassero insieme ai piedi di Ilùvatar, due musiche in profondo disaccordo. Una era grandiosa, splendida e profonda, ma pervasa da un’inestinguibile tristezza, mentre l’altra aveva ora raggiunto una unità e una coerenza sue, ma era forte, vanitosa e arrogante; sbraitava trionfalmente contro la rivale come credesse di sommergerla, ma, non appena tentava di investirla nel modo più spaventoso, si ritrovava, in qualche modo ad armonizzare con la sua nemica o a completarla.
"Nel bel mezzo della fragorosa lotta, mentre le aule di Ilùvatar vacillavano e un fremito correva per i luoghi oscuri, Ilùvatar alzò entrambe le mani e in un unico inconcepibile accordo, più profondo del firmamento, più glorioso del sole e penetrante come la luce dello sguardo di Ilùvatar, la musica crollò e si interruppe.
"Allora Ilùvatar parlò: <Gli Ainur sono forti e gloriosi, e fra loro Melko è il più potente per sapienza; ma dovrebbe sapere, e come lui tutti gli Ainur, che io sono Ilùvatar, e quanto avete cantato e suonato io l’ho fatto nascere – non solo nella musica che eseguite nelle regioni celesti, per mio piacere e vostro divertimento, ma perchè abbia forma e realtà come le avete voi Ainur, che io ho chiamato a partecipare alla mia stessa realtà di Ilùvatar. Forse amerò queste cose che sorgono dal mio canto proprio come amo gli Ainur, che vengono dal mio pensiero, e forse ancor più. Tu, Melko, dovrai comprendere che nessun tema può essere suonato se, alla fine, non proviene da Ilùvatar stesso, e che nessuno può alterare la musica a dispetto di Ilùvatar. Chi ci prova, in ultimo scopre che mi aiuta solo a elaborare qualcosa di ancor  grandioso e di una meraviglia più complessa – perchè guardate! Nella trama che vi avevo esposto sono entrati, attraverso Melko, terrore simile a fuoco, infelicità pari ad acque scure, ina uguale a tuono, e il male, lontano dalla mia luce come gli abissi del luogo fra tutti più tenebroso. Per mezzo suo, nello scontro fra le musiche soverchianti sono sorti dolore e sofferenza; la confusione dei suoni ha visto nascere la crudeltà, il saccheggio, le tenebre, il fango disgustoso e ogni marciume nei pensieri e nelle cose, foschie putride e fiamme violente, il freddo senza pietà e la morte priva di speranza. Ciò è avvenuto tuttavia attraverso lui, e non per opera sua; ed egli comprenderà, e voi tutti con lui, e lo dichiareranno alla fine anche gli esseri che ora devono convivere con il male e per causa di Melko sono costretti a sopportare sofferenza e dolore, terrore e malvagità, che ciò contribuisce solo alla mia eccelsa gloria, e non fa che rendere il tema più degno di essere udito, la Vita più degna di essere vissuta, e il Mondo tanto più stupefacente e meraviglioso, al punto che di tutte le imprese di Ilùvatar questa sarà definita la più potente e amabile.>
"Allora gli Ainur s’impaurirono, senza comprendere tutto quanto egli diceva, mentre Melko era pieno di vergogna e dell’ira della vergogna: Ilùvatar, vedendo la loro meraviglia, si levò maestosamente e partì dalla propria dimora, via dalle regioni deliziose che aveva creato per gli Ainur verso i luoghi oscuri, e invitò gli Ainur a seguirlo
"Quando giunseo in mezzo al vuoto, essi videro cose straordinariamente belle e prodigiose dove prima non c’era nulla; Ilùvatar spiegò: <Ecco i vostri cori e la vostra Musica! Anche se avete suonato così per mio volere, la musica ha preso forma e, guardate! Proprio ora il mondo si rivela e la sua storia comincia, com’è accaduto al mio tema in mano vostra. Qui ognuno troverà, racchiuso nel disegno che mi appartiene, le decorazioni e gli abbellimenti che ha lui stesso inventato; anzi, perfino Melko vi scoprirà le cose che ha creduto di escogitare di sua iniziativa, in disarmonia con i miei pensieri, e capirà che sono solo una parte del tutto e contribuiscono al suo splendore. Io ho fatto solo un’aggiunta, il Fuoco che dona Vita e Realtà.> Ed ecco, il Fuoco Segreto ardeva nel cuore del mondo.
"Allora gli Ainur si meravigliarono nel vedere come il mondo fosse avvolto dal vuoto, eppure da esso distinto; gioirono scorgendo la luce, e trovarono che era insieme bianca e d’oro; risero di piacere ai colori e si colmarono di desiderio per il mugghiare dell’oceano. I loro cuori erano felici per l’aria, i venti e per i materiali di cui era formata la Terra – ferro, pietra, argento, oro e tante altre sostanze: ma di tutte, l’acqua era considerata la più incantevole e benefica, e più di tutte era elogiata. Invero, della Musica degli Ainur sopravvive ancora nell’acqua un’eco più profonda che in ogni altra sostanza del mondo, e fino ad oggi molti dei Figli degli Uomini hanno ascoltato insaziabilmente la voce del Mare e provato desiderio per qualcosa di sconosciuto.
"Bisogna sapere che l’acqua era in gran parte sogno e invenzione di Ulmo, un Ainu che Ilùvatar aveva istruito più di ogni altro nei segreti della musica; mentre l’aria, i venti e gli eteri del firmamento erano opera di Manwe Sùlimo, il più grande e il più nobile di tutti gli Ainur. La terra e la maggiorparte delle sue buone cose furono create da Aule, cui Ilùvatar aveva conferito una saggezza al di poco inferiore che a Melko, e tuttavia c’erano anche molte cose che non giungevano da lui.
"Ilùvatar si rivolse allora ad Ulmo, dicendo: <Lo vedi? Melko ha pensato a geli pungenti e smodati, eppure non è riuscito a distruggere la bellezza delle tue acque cristalline nè di tutti i tuoi limpidi stagni. Persino quando ha creduto di trionfare, ecco sorta la neve, mentre la vrina ha creato le sue opere squisite; il ghiaccio ha innalzato castelli nello splendore>
"Ilùvatar continuò: <Melko ha inventato calori eccessvi e fuochi senza freno, eppure non ha prosciugato il tuo desiderio nè domato la musica dei tuoi mari. Ora guarda, invece, l’altezza e la magnificenza delle nuvole, e la magia che pervade foschie e vapori; ascolta il sussurro delle piogge sulla terra>
"Ulmo rispose: <Si, davvero, l’acqua è più bella ora di quanto non lo fosse prima, al meglio del mio inventare. Il fascino della neve supera i miei pensieri più riposti, e se in lei la musica è poca, la pioggia è veramente splendida e le sua armonie mi colmano il cuore, perciò sono felice che il mio orecchio l’abbia scoperta, benchè possegga la tristezza delle cose più tristi. Ora andrò a cercare Sùlimo dell’aria e dei venti, per suonare melodie con lui in eterno per tua gloria e delizia.>
"Così da allora Ulmo e Manwe furono amici, e alleati in quasi tutte le vicende.
"Proprio mentre Ilùvatar parlava a Ulmo, gli Ainur videro come il mondo si schiudesse e come ormai si compiva la storia che Ilùvatar aveva loro proposto nella forma di una grande musica. Grazie ai ricordi conservati nelle parole di Ilùvatar e alla conoscenza, per quanto incompleta, che ognuno possiede della propria musica, gli Ainur sanno così tanto del futuro che i fatti da loro non previsti sono ben pochi – ma qualcosa resta celato anche a loro. Così gli Ainur contemplavano; finchè, molto prima dell’avvento degli Uomini – anzi! Chi non sa come ciò avvenisse ere incalcolabili prima ancora che gli Eldar sorgessero, cantassero la prima canzone e realizzassero la prima di tutte le gemme, e che Ilùvatar e gli Ainur vedessero la loro suprema bellezza – sorse tra loro un contrasto, tanto si innamorarono dello splendore del mondo mentre lo osservavano, e tanto rimasero affascinati dalla storia che vi si eseguiva, cui la sua magnificenza faceva solo da sfondo e palcoscenico.
"Avvenne così che alcuni continuarono ad abitare con Ilùvatar oltre il mondo – per la maggiorparte, quelli che suonando avevano eseguito solo pensieri provenienti dai progetti e dal disegno di Ilùvatar, e si erano preoccupati esclusivamente di esprimerli senza aggiungere invenzioni proprie a decorarli; ma altri, e fra questi molti degli Ainur più belli e più saggi, chiesero ardentemente a Ilùvatar il permesso di andarsene per abitare nel mondo. Spiegarono: <Sorveglieremo le creazioni incantevoli dei nostri sogni, che grazie alla tua potenza sono ora divenute reali e di bellezza straordinaria; e insegneremo agli Eldar e agli Uomini le loro meraviglie e il loro uso, quando verrà il tempo in cui, per tuo volere, essi appariranno sulla Terra, prima gli Eldar e infine i padri dei padri degli Uomini>. Melko finse di voler controllare la violenza degli ardori e dei rivolgimenti che aveva posto nella Terra, ma per la verità nel profondo del cuore tramava di usurpare il potere degli altri Ainur e combattere contro Eldar e Uomini, perchè era furente dei doni eccelsi che Ilùvatar intendeva conferire a queste razze.
"Eldar e Uomini erano invenzione di Ilùvatar soltanto, e siccome gli Ainur non avevano compreso appieno quando Ilùvatar ne aveva proposto per la prima volta l’esistenza, nessuno di loro osò, nella propria musica, aggiungere qualcosa alla creazione; a motivo di ciò queste razze sono giustamente chiamate Figli di Ilùvatar. Per questo forse molti altri Ainur, oltre a Melko, si sono sempre mescolati agli Elfi e agli Uomini, per intenzioni sia buone sia malvagie; ma, dal momento che Ilùvatar ha creato gli Elfi più simili agli Ainur pe natura, se non per statura e potere, mentre agli Uomini ha riservato doni strani, essi hanno intrattenuto buoi rapporti sopratutto con gli Elfi.
"Ilùvatar pur conoscendo tutti i loro cuori, acconsentì al desiderio degli Ainur, nè dicono se ne addolorasse. Allora questi grandi entrarono nel mondo: sono quanti ora chiamiamo Valar (oppure Vali, che fa lo stesso). Si stabilirono in Valinor, o nel firmamento; alcuni abitarono sulla Terra, oppure negli abissi del Mare. Laggiù Melko governava sia il fuoco sia il gelo più spietati, i freddi estremi e le più profonde fornaci sotto le colline di fiamma; e tutto quanto esiste nel mondo di violento o eccessivo, di improvviso o crudele  imputato a lui, e in gran parte giustamente. Ulmo, invece, dimora nell’Oceano Esterno, dove controlla il flusso di tutte le acque e il corso dei fiumi, le piene di primavera e lo stillare di piogge e rugiade nel mondo intero. Negli abissi del mare, egli riflette su una musica profonda e strana, ma sempre colma di tristezza; e Manwe Sùlimo gli è d’aiuto.
"I Solosimpi, al tempo in cui gli Elfi vennero ad avitare a Kor, appresero molto da lui, e qui ha origine il fascino malinconico della loro musica e il desiderio che nutrono di dimorare sempre sulla costa. Con lui era Salmar, e anche Osse e Onen cui affidò il controllo delle onde e dei mari più piccoli, e molti altri ancora.
"Aule risiedeva invece in Valinor e foggiava molte cose; inventava attrezzi e strumenti ed era occupato tanto a tesser le tele quanto a battere i metalli; lo deliziavano arare e coltivare, così come le lingue e gli alfabeti o i ricami e i dipinti. Da lui i Noldoli, i saggi tra gli Eldar, sempre avidi di altre conoscenze e nuovo sapere, appresero arti di ricchezza incalcolabile, magie e scienze impenetrabili. Dai suoi insegnamenti, cui aggiunsero sempre la propria grande bellezza di spirito, di cuore e di immaginazione, gli Eldar ottennero di inventare e fabbricare le gemme; esse non esistevano nel mondo prima di loro, e le più splendide erano i Silmaril, ora perduti.
"Di questi quattro grandi, il più grande e capo era tuttavia Manwe Sùlimo; abitava in Valinor, e sedeva su un trono meraviglioso in una splendida dimora sul pinnacolo più alto di Taniquetil, che torreggia sopra i confini del mondo. Intorno alla sua residenza volavan costantemente alcuni falchi, i cui occhi vedevano fin negli abissi del mare o penetravano nelle caverne più segrete e nelle tenebre profondissime del mondo. Essi gli recavano notizie su ogni cosa da ogni luogo, e così ben poco gli sfuggiva – eppure certi fatti rimanevano nascosti anche al Signore degli Dèi. Con lui era Varda la Bella, che divenne sua sposa ed è Regina delle Stelle, e i loro figli furono Fionwe-Urion e la splendida Erinti. Presso di loro dimora un’enorme schiera di spiriti gentili, in grande felicità; e gli Uomini amano Manwe ancor più che il potente Ulmo, perchè non ha mai fatto loro del male intenzionalmente, nè è così ansioso di onori e feloso del proprio potere come il vecchio di Vai. I Teleri, su cui Ingwe regnava, gli erano cari in modo speciale, e da lui appresero poesie e canzoni; perchè, se Ulmo possedeva il potere delle musiche e delle voci degli strumenti, la magnificenza dei poemi e dei canti di Manwe era oltre ogni paragone.
"Così Manwe Sùlimo, vestito di zaffiri, Sovrano delle Arie e del vento, è ritenuto il Signore degli Dèi, degli Elfi e degli Uomini, e il più potente baluardo contro la malvagità di Melko".
 
Tratto da "Racconti Ritrovati", J.R.R.Tolkien.
 
Non ho parole di fronte ad un racconto del genere. Donato.
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