In questi giorni mi capita spesso di pensare a questo bellissimo libro che è "I Figli di Hùrin". Penso che alla fine dei conti, sia l’ultimo curato da C. Tolkien, essendo lo stesso ormai oltre gli ottanta anni. Curare la realizzazione di un’opera di questo tipo, analizzando montagne di appunti e storie varie che J.R.R. Tolkien scrisse prima di morire, è un lavoro tanto duro quanto lungo.
"I Figli di Hùrin" mi piace sopratutto all’inizio… quella breve storia della Nirnaeth che si trova (in un’altra forma) anche nel Silmarillion, ma che su questo libro ha un impatto del tutto comparabile: la disfatta dei figli di Feanor, la morte di Fingon, la fuga di Turgon, e la ritirata coperta da Huor e Hùrin. Eventi tristi che aprono la storia di Tùrin, ma che rappresentano la conclusione definitiva del dominio elfico nel Beleriand. La speranza che oramai sparisce del tutto. Rovina e distruzione che prendono il posto della pace e dei luoghi incantati abitati dagli Uomini e dagli Elfi quando il fronte di battaglia era la piana dell’ Anfauglith, a Nord. Come libro, infatti, non è poi così felice, anzi, è molto, molto triste. E’ in altri termini la fine della casa di Hùrin. Più fortuna ebbe Tuor figlio di Huor dal quale poi rinacque la speranza per gli Elfi e gli Uomini – ma niente di comparabile allo splendore dei regni dei Noldor nel Beleriand dei primi tempi. La maledizione scagliata su Hùrin e sulla sua famiglia non lascia scampo: ovunque vada, Tùrin è "perseguitato", e il male sembra venir fuori dalle sue azioni benevole. Poverino. Dei Lai del Beleriand, che poi sono tutti più o meno tristi… questo forse è quello più triste in assoluto…
 
Annunci