Proprio adesso pensavo ad uno degli “elementi”, se così possiamo definirlo, più letali e forse affascianti di tutto quanto il mondo reale: il tempo. Come descriverlo? E’ quel qualcosa che non era prima del Big Bang, se accettiamo tutti questa teoria per la formazione dell’universo; è un flusso costante di eventi; è il fattore inarrestabile capace di far crollare tutto: dai ricordi alle grandi costruzioni, ai pianeti, alle stelle, ai buchi neri, a tutto… Semplicemente pensando a quanto sia vecchio l’universo vien da svenire: 15 miliardi di anni, più o meno. Ora, pensiamo alla costruzione delle piramidi: più o meno 3500 anni fa. Un evento ben distante dai nostri giorni, no? Eppure è piccola cosa, ben piccola cosa, se confrontata con l’età del nostro universo. Ci vorrebbero 4,28 milioni di volte lo stesso intervallo temporale per eguagliare 15 miliardi di anni. Ossia, la vita di circa 187500 generazioni di persone dalla vita media di 80 anni. Numeri che neanche ci stanno in testa, se ci pensiamo bene. Quanto è in grado di apprezzare la nostra mente, in questi termini numerici? Già parlare di centinaia ci manda in palla… figurarsi numeri a sette, otto e nove zeri.
Il tempo passa, lascia le sue tracce, ma, come dire… non si cura di ciò che lascia… è come un viaggiatore in eterna corsa. Fin quando ha esistenza il tempo non si ferma mai. Pensate a fermare il tempo. Praticamente impossibile. La natura del tempo ne esclude un suo stop. Pensateci. Immaginiamo di avere un macchina che permette di “fermare” il tempo; premiamo un tasto e tutto si ferma. Tutto. Tranne il tempo. Possiamo infatti sempre ragionare su cose del tipo “da quanto tempo ho premuto il pulsante della macchina?” oppure “quando la fermo?”, mentre tutto è fermo. Sintomi che il tempo sfugge a qualsiasi controllo. Non si può deviare, neppure fermare, accelerare. E non credo sia questione di “potere”, di “tecnologia” o di altro. Il tempo ha una sua natura. E questa natura non si può tenere sotto controllo. Si giunge ad una risposta del genere quando si pensa che è praticamente impossibile pensare a qualcosa senza inserire il tempo, o la cognizione temporale. Strano, no? Eppure, forse, il tempo è la cosa alla quale pensiamo di più nella nostra vita, anche inconsciamente.
Passeranno i secoli, i millenni. Noi che non siamo altro che forme bizzarre derivanti da particolari giochi evoluzionistici, a loro volta istigati da determinate condizioni biologico-ambientali, non contiamo niente. Siamo il materiale, e il materiale, quando si parla di tempo e di non-materia, a quanto ne so, non ha importanza. Con noi anche la Luna, i satelliti di Giove e di Saturno, e quelli di Urano e il Sole, e Alpha Centaury con la sua bella stella, Proxima Centauri. Quando i meccanismi di dilatazione dell’universo ne causeranno – strano a dirsi – la sua contrazione, non importerà se siamo grandi o piccoli, se siamo intelligenti o meno, se abbiamo colonizzato o meno, se abbiamo fatto o meno del bene: il tempo avrà fatto il suo corso, e sarà giunto alla sua stessa fine. Smetterà di essere con una nuova esplosione, un nuovo Big Bang, e da li rinascerà. E tutto comincerà di nuovo. Neanche il ricordo di noi e di quello che siamo adesso, che siamo stati e che saremo resterà. E’ come un’operazione di resettamento. Ma in fondo, è solo il gioco della natura più suprema, quella che governa gli astri e la materia che tutta compone il Creato.
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