Rieccomi qui. Ieri sera non ho avuto tempo di scrivere sul blog semplicemente perchè non ho controllato neanche la posta elettronica! Adesso dopo un pranzetto niente male, un bel pò di gelato e un bel caffettino, mi dedico al mio space per aggiornare la situazione (è un diario in effetti questo, sennò cosa lo scrivo a fare?). Stamane mi sono destato dal “pesante” sonno alle 10. Ho dormito abbastanza bene, ma non ricordo cosa ho sognato (ammesso io abbia sognato).
Ultimamente non sogno. Mi alzo completamente “vuoto”. Nessuna sensazione, nessun ricordo. Di solito quando si sogna ci si sveglia con paura, felicità, delusione, amarezza, tristezza. Io mi alzo indifferente, come una persona che vede un film già visto due milioni di volte. E non considero neanche lontanamente quello che dicono i detti popolari: dalle mie parti alcuni credono ancora che se quando ci si sveglia ci si tocca i capelli, si dimentica all’istante tutto quello che si è sognati. Ovvio che una cosa del genere è assurda. Fatto sta che io non ricordo cosa sogno. E non mi piace. In qualche modo sognare ti apre ad un mondo tutto tuo. Un mondo inaccessibile ad altri, solo alla tua mente. E’ come essere in qualche modo su un pianeta diverso. Questo mondo è ricco di tutto ciò che compone la nostra persona: dal nostro comportamento, alle nostre più profonde paure, ai nostri desideri. Certo, non è come andare al cinema in quanto non possiamo scegliere le immagini (o le sequenze..) che vogliamo vedere. E’ come la riproduzione di una traccia audio in modalità “random”. Neppure la visuale della “telecamera” (se ci ragionate bene, non è detto che in ogni sogno abbiamo lo stesso punto di osservazione, anzi, ho imparato che possiamo assistere a degli eventi come registi su un set) è la stessa. E’ un mondo a tutti gli effetti. E in questo mondo talvolta ho trovato i segni di ciò che mi sarebbe accaduto nell’immediato futuro, altre volte ho rivissuto momenti del passato, mentre in alcuni casi (non troppo rari purtroppo) mi sono visto morire in malo modo, o essere inseguito o attaccato da bestie di ogni tipo. Certo, tutti preferiremmo vivere dei sogni piacevoli. Ma purtroppo non è possibile. Ci sono, poi, i sogni intensi, e quelli meno intensi. Ci sono sogni in cui riesco persino a cogliere (nella mia mente, ovvio, qui si tratta solo di una proiezione mentale del mio Io) l’odore di taluni posti, o le sensazioni più profonde che caratterizzano certi periodi dell’anno, come il profumo tipico della primavera, o l’odore di pioggia dell’autunno. E ci sono sogni dove tutto sembra confuso, “leggero”, come un programma visto su una tv mal sintonizzata. Non so se mi spiego. E gli incubi, quelle proiezioni mentali che fanno paura o mettono soggezione, si collocano talvolta nella prima classe, talvolta nella seconda.
Per quanto concerne la veridicità di quello che sognamo, ossia dare retta ai sogni o meno, non prendo posizioni. Per quanto abbia poco fa detto che non credo alle credenze popolari in genere, non posso negare che alcuni sogni mi lasciano perplesso. Una notte sognai di essere un “mago”. Il significato di questo sogno indimenticabile, che non sto qui a raccontare, mi venne rivelato ben due anni dopo quella notte, quando un giorno, per caso, sfogliavo il libro dei sogni appartenuto se non sbaglio al mio bisnonno (dalla parte di mia madre). Alla voce mago seguiva una frase del tipo: (…) illudersi di avere troppo potere. Assolutamente vero. Dal giorno che seguì la notte di questo sogno la mia vita cambiò (non so se per sempre, ma spero di no). Forse è per questo che lo ricordo ancora. Oppure quella notte che sognai l’attacco di un leone. Dalle mie parti si dice che quando si sogna un cane che ti morde, o un serpente che cerca di avvelenarti si tratta di persone che ti conoscono, ma che non ti vogliono bene. “Figurarsi un leone, allora“, pensai quando mi svegliai, ancora spaventato dagli occhi iniettati di odio della gigantesca bestia che mordeva la mia mano (ricordo benissimo come affondava i denti nella carne). Infatti il giorno dopo a scuola scoppiò un putiferio per qualcosa del genere. Ci penso sempre a queste occasioni. Che non sono state le uniche. Molte volte mi capita di sognare persone con le quali il giorno dopo ci parlo oppure con le quali ho a che fare per la prima volta. Coincidenze? Posso crederlo, ma quando si assiste a tanti casi, diventa difficile pensare a dei collegamenti casuali tra sogno e realtà.
Alcuni credono a messaggi dall’Alto. Un modo tramite in quale Dio comunica con gli Uomini. Se diamo credito i qualità di credenti a quel che dice la Bibbia (i sogni di Giuseppe possono essere un esempio) posso anche accettare questa ipotesi. Sarebbe bello sapere che Dio si manifesta agli Uomini ogni giorno, nonostante loro non credano in lui in quanto mancano i segni. Ho sentito una volta alcune persone lamentarsi praticamente del fatto che Dio in passato si presentava agli Uomini con molti più “segni”, ma che oggi non lo fa. Leggittimo pensare quindi che le cose scritte sui Testi Sacri siano delle falsità: un modo della Chiesa per controllare le masse. Vi è un però. Per un credente Dio ha un piano. Uno per ognuno. Che il credente accetti o meno questo piano, che comunque gli rimane oscuro in quanto non siamo capaci di prevedere il futuro, non conta. Dio si presenta agli Uomini tutti i giorni e tutti i momenti. Dio è ovunque, nelle nostre azioni, in quelle che chiamiamo coincidenze, ma anche nei sogni. E tramite i sogni lui ci parla. Siamo noi quelli che non sanno interpretare i sogni, che ne afferrano solo il lato materiale. Non so se sono chiaro. Un avviso, una premessa sul corso di una giornata, qualsiasi cosa. Le preghiere, tramite le quali speriamo che Dio esaudisca i nostri desideri, sono degli inutili tentativi: vogliamo un qualcosa? Dobbiamo cercarlo. Questo determina il nostro destino (e caratterizza anche il nostro modo di essere).
Lo so, scrivo io che oramai non cerco niente… vivo passivamente, non ho degli obiettivi, oramai sono vuoto sotto tutti gli aspetti. Non ho speranza nelle cose che voglio e neanche le cerco. Però so che è così. Chissà a cosa servirò io. A bocca aperta Felice o non felice per quello che mi aspetta, posso solo sperare di fare il meglio possibile.
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