Oggi pensavo, così, alle passioni. Sapete quelle cose che con le quali gran parte di noi cresce? Quelle che accendono animi e desideri di ogni tipo? (proprio di ogni tipo) Quelle. Pensavo alle mie passioni bambinesche A bocca aperta. Quando ero piccolo volevo diventare paleontologo, quella era la mia passione primaria, di fondamentale importanza. Era una mia priorità: scavare fossili, rendersi amante della natura, viaggiare per scoprire nuovi posti, scoprire la storia geologica di quei posti… immaginare un mondo privo dell’intervento umano. Lasciamoci trascinare per un attimo dalla fantasia e immaginiamo di essere in un mondo completamente incontaminato, dove la Natura fa il suo corso. Boschi che si intervallano a prati enormi… monti, laghi… a dirlo così sembra un mondo normale, quello che vediamo in tv. Si. Avoja. Dove li trovate i boschi che immagino io? Non ci sono più. Stiamo riducendo tutto all’osso: oramai la Terra è un brutto riflesso di quello che era un tempo, dominata da grandi animali che facevano la loro vita contribuendo alla catena alimentare. Altro che noi. Ci siamo presi il posto di primo anello della catena alimentare senza averne diritto. Questo fu a quel tempo, quando ero piccolo, il pensiero che mi spinse a voler studiare la paleontologia. Un desiderio talmente grande da essere praticamente amore verso tutto ciò che vi è di naturale al mondo: dalla terra bagnata ai grandi alberi. Tutto. E alimentavo la mia passione continuamente, leggendo, giocando, guardando… fin quando ho iniziato l’università.
Fuori indirizzo, enormemente distante da quello che volevo studiare. Solo. L’unica cosa da fare era quella di mantenere questa passione. Si fa quel che si può. Fin quando posso.
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