Quando si è presi dallo studio raramente ci si ricorda delle cose secondarie: questo è vero soprattutto nel mio caso. Questa estate con due miei amici, abbiamo passato alcune sere a meditare su un racconto in stile leggenda-storia reale: intrecciare in pratica il falso con il vero in modo da creare una storia semi reale, come una alternativa spiegazione a fatti realmente accaduti. Questo profilo di progetto, però, è doveroso dirlo, è venuto fuori così, da solo, mentre discutevamo su come far muovere i nostri personaggi, quali poteri affidare loro e cose del genere. Insomma ancora non ho capito gli altri due quali intenzioni abbiano. Diciamo che una di quelle sere, tornato tardi a casa, ho deciso di metter giu due righe per il prologo della suddetta storia. Dopo aver fiutato l’inizio e la fine che gli altri due volevano, ho fissato questi punti e ho riempito la parte centrale: come trovare il ripieno ai sofficini Findus. Ne è venuta fuori una storia a 7 pagine, troppo lunga per un prologo. In effetti, dopo la supervisione degli altri due si è decisi di usare la mia storia e di svilupparla in un libro, primo di una trilogia dalla complessa realizzazione. Il progetto è bello. All’inizio ero scettico, come al solito (diciamo che ho una dimensione della fantasia diversa dalla loro e anche lo stile del racconto differisce molto), ma poi di fronte alla loro accettazione (riguardo al mio prologo di 7 pagine) mi sono ricreduto.
 
Bello, bello. Peccato che il file del prologo l’ho dimenticato a casa! In lacrime 
 
Oggi mi è venuto in mente anche che dovevo terminare la stesura della descrizione della mappa, dei luoghi e delle principali caratteristiche ambientali. L’ambiente è di fondamentale importanza per la descrizione di eventi ed azioni. Non per niente la storia è concentrata in un periodo in cui gli Uomini, così abbiamo deciso, sono molto attaccati alla Natura (come mi piace pensare debba essere l’Uomo), e in gran parte sono attratti dalla scoperta, dal Sapere, chiave di tutto quanto possa essere scritto e realizzato. E’ l’uso del Sapere che differisce Uomini e Uomini. Mentre scrivevo il mio prologo, quella lunga notte, ho messo su carta delle idee che la sera stessa, durante le discussioni, mi stava saltando alla testa.
Il Bene e il Male, se presi come due tipologie di influenze sull’animo delle persone, possono benissimamente combattere senza essere visti. E’ un’idea magari non eccezionale e neppure nuova, eppure mi ha sempre appassionato. Anche nel film "Constantine" vi è qualcosa di questo tipo e si accenna alla pura influenza degli angeli buoni e dei demoni sulle azioni del "mondo che sta in mezzo", ossia la Terra, noi che viviamo. Se il Bene trionfa sul Male, le cose vanno bene. Ma se il Male trova la strada per prevalere sul Bene, comincia il caos. Ho preferito descrivere eventi di questo tipo come riflessi di una furbizia ed intelligenza maligna nell’animo delle persone. Ossia… all’inizio il Bene aveva lo strapotere sul Male. Ma il male iniziava a scegliere l’arma che lo stesso Bene usava per aumentare la sua influenza… in altri termini il Bene in quel periodo arcaico si manifestava come la voglia delle persone di apprendere quanto più possibile dei segreti del mondo, delle leggi della Natura, anche viste come tecniche di allevamento, di coltivazione: in fondo siamo in un periodo antecedente le antiche civiltà e posteriore alla comparsa della specie sapiens sapiens. Se il Male sfrutta questa sete di conoscenza per indirizzarla nella costruzione di armi e di aggeggi distruttori, ecco che il Male usa l’arma del Bene gliela la ritorce contro. A questo punto, quasi come un essere dotato di intelligenza, il Bene agisce di conseguenza: invia una nuova arma contro il Male. Appaiono sulla Terra (in stile molto Tolkeniano) Tre Grandi Maestri, che si dividono e proseguono ognuno nella propria via, con un solo obiettivo: correggere cio che il Male sta facendo, ossia ritorcere Uomini contro Uomini. Uno di questi maestri finisce per prendere con se tre ragazzi dotati di poteri particolari. Il potere in questo contesto l’ho visto più come una capacità ultrasensoriale associata ad un livello spirituale elevato. I tre ragazzi però si vogliono bene tra loro, gioiscono degli insegnamenti di questo maestro e ne traggono vantaggio. Vanno in giro con lui per quella parte di mondo e seguono la sua opera. Sono come i suoi successori. Tra i tre, però, ve ne è uno, il maggiore (fisicamente, ma anche il maggiore di età) che non mostra poteri, seppur sia quello che più di tutti lavora, impara, inventa (una sorta di rievocazione feanoriana di questo mondo). E questo è protagonista di un evento che gli cambierà la vita per sempre. Ha un carattere diciamo un pò particolare. Con il tempo ha imparato a fidarsi solo di ciò che è materiale, ossia di qualcosa che rappresenta una sua creazione o una creazione di altri e che può in qualche modo avere sotto controllo. In un viaggio solitario verso sud viene aggredito da una bestia, ma si salva. Il problema è che, perso l’orientamento, procede in direzione sud fino ad arrivare ad una grande città, fuori dal controllo della loro opera e completamente corrotta dal Male (non sto qui a spiegarvi l’aneddoto della prima scoperta di questa città da parte del maestro). E’ qui che delle voci e delle idee gli vengono astutamente inculcate nella testa. Lui va via, verso Nord, avendo capito dove era finito e per la strada ragiona della sua condizione e del rapporto del maestro con lui e con gli altri. Insomma, alla fine il Male fa breccia in lui quando il Maestro, in punto di morte rivela che per i tre il destino non sarà di egual livello e che uno dei tre (non il nostro caro nuovo-corrotto) sarà il futuro maestro. Scoppia quindi una lite dove il nuovo-corrotto ammazza uno dei tre (precisamente quello che doveva essere il nuovo maestro), ma viene ammazzato per puro caso dall’altro… in questo modo l’opera del Bene è distrutta nella maniera più brutale e maligna. Alla fine il Male prevale. I popoli del sud invadono questa regione "beata", scoppiano guerre, i frutti di anni e anni (o secoli?) di avanzata civiltà vengono del tutto distrutti e la storia inventata si lega alla storia vera. Un gruppi di sparute tribù, discendenti di lunga linea dei popoli protagonisti di questa storia, si fissano in determinati luoghi, creano altre civiltà e inizia la Storia che tutti conosciamo: Egizi, Assiri, Sumeri… Il Male prevale sempre sul Bene per cui non ci sarà mai una pace vigile che duri in eterno. Sempre la guerra distruggerà cio che gli Uomini creano e creeranno.
 
Ovvio che questa è una minima parte di quello che abbiamo messo su. Il discorso è lunghissimo.
Abbiamo deciso di dividere il lavoro in tre frazioni. Ognuno scrive la propria in relazione a quando detta il mio prologo (con la ovvia facoltà di modificare quello che ritiene opportuno). Infine revisione contemporanea dei tre pezzi, assemblaggio delle cosiddette "linee di confine", dove la fine di una frazione incontra l’inizio della successiva (raccontata da un autore diverso) e finale stesura ad opera di uno dei tre (non sappiamo ancora chi, ma non ci sono problemi. Scrivere una unica storia da parte di tre persone implica la presenza di tre stili narrativi diversi. Per questo meglio evitare un minestrone e scrivere tutto in un unico stile.
Ce la faremo? Spero di si. Io so solo che con sti esami non posso scrivere un bel niente. Anche perchè la parte affidatami è quella centrale, e necessito di informazioni particolari per iniziare a metter su qualcosa che si addica alla logica di fondo. Uffa!
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