Riporto qui l’introduzione (o il primo capitolo?? Boh!) del nuovo libro firmato J.R.R. Tolkien, la cosa che più di tutte al mondo desidero avere tra le mani adesso. Peccato che per la versione italiana bisognerà attendere ancora un altro pò… la traduzione è opera di una ragazza di un forum che ha la versione originale in lingua Inglese. Per chi ha gia letto il Lai dei Figli di Hurin (Narn I Hin Hurin) proposto ne “Racconti Incompiuti”, lo troverà molto simile, se non identico. Tuttavia questa è il primo capitolo, quello sull’infanzia di Tùrin. Anzi, non è neanche intero… è solo una parte! Sono troppo contento! Sorriso
Hador Chiomadoro era Signore degli Edain e molto amato dagli Eldar. Egli visse i suoi giorni sotto la signoria di Fingolfin, che gli diede ampie terre in quella regione dell’Hithlum chiamata Dor-lómin. Sua figlia Glóredhel sposò Haldir figlio di Halmir, signore delle Genti di Brethil; e durante lo stesso convivio suo figlio Galdor l’Alto sposò Hareth, figlia di Halmir.
Galdor e Hareth ebbero due figli: Húrin e Huor. Húrin era il maggiore di tre anni, ma era più basso di statura rispetto agli altri uomini della sua stirpe, aveva preso dalla gente di sua madre, ma in tutto il resto egli era simile a Hador, padre di suo padre: forte nel corpo e impetuoso nell’animo. Ma il fuoco in lui bruciava tenace e aveva una grande forza di volontà. Di tutti gli Uomini del Nord egli conosceva gran parte dei consiglieri dei Noldor. Huor, suo fratello, era alto, il più alto tra gli Edain, eccetto solo del suo stesso figlio Tuor, ed un veloce corridore. Ma se la gara era lunga e difficile, Húrin era il primo a giungere a casa, poiché egli correva con la stessa energia dall’inizio alla fine. C’era un grande affetto tra i due fratelli e durante la loro giovinezza rimasero rare volte separati.
Húrin sposò Morwen, figlia di Beregund figlio di Bregolas della Casa di Bëor, ed ella era perciò stretta congiunta di Beren il Monco. Morwen era alta e con i capelli scuri, e per la luce nei suoi occhi e la bellezza del suo volto la chiamarono Eledhwen, “Splendore degli Elfi”; ma ella era alquanto aspra d’animo e altera. I dolori della casa di Bëor rattristarono il suo cuore, per cui ella giunse come in esilio a Dor-lómin da Dortonion dopo la rovina al Bragollach.
Túrin era il nome del figlio maggiore di Húrin e Morwen, egli nacque nell’anno in cui Beren giunse nel Doriath e incontrò Lúthien Tinúviel, figlia di Thingol. Morwen diede a Húrin anche una figlia, cui fu dato il nome di Urwen, ma venne chiamata anche Lalaith, che significa “Risata”, da tutto ciò che ella seppe nella sua breve vita.
Huor sposò Rían, cugina di Morwen, ella era figlia di Belegund figlio di Bregolas. Per crudele destino nacque in siffatti giorni, lei che era di cuore gentile e non amava né la caccia né la guerra: dava infatti il suo amore agli alberi e ai fiori della foresta, ed ella era cantatrice e creatrice di canzoni. Solo per due mesi fu sposa di Huor, poi egli andò da suo fratello nella Nirnaeth Arnoediad ed ella non lo vide mai più.
Ma ora il racconto torna a Húrin e Huor durante gli anni della loro giovinezza. Si narra che per un certo periodo i figli di Galdor abbiano vissuto nel Brethil come figli adottivi di Haldir, loro zio, com’era costume tra gli Uomini del Nord in quei giorni. Spesso scendevano in battaglia con gli Uomini del Brethil contro gli Orchi, che compivano saccheggi ai confini settentrionali della loro terra; poiché Húrin – benché avesse solo 17 anni – era forte, e Huor, il più giovane, era già alto quanto gli uomini adulti di quella gente.
Una volta Húrin e Huor andarono insieme con un gruppo di esploratori, ma gli Orchi tesero loro un’imboscata mettendoli in fuga, e i due fratelli vennero inseguiti fino al guado di Brithiach. Lì sarebbero potuti essere catturati o uccisi se non fosse stato per il potere di Ulmo, che era ancora forte nelle acque del Sirion: si narra infatti che una nebbia si alzò dal fiume e li nascose dai nemici, ed essi fuggirono nel Dimbar attraverso il Britiach. Colà vagarono tra gli stenti per le colline al di sotto dei picchi del Crissaegrim, finché si smarrirono tra gli inganni di quella regione e non sapevano come proseguire o tornare indietro. Ma Thorondor li stava osservando in segreto e mandò in loro aiuto due delle sue Aquile. Le Aquile li presero e portarono oltre i Monti Cerchiati nella valle segreta di Tumladen, nella città nascosta di Gondolin che nessun Uomo aveva mai visto prima.
Colà furono ben accolti da re Turgon quand’egli seppe della loro stirpe: Hador era infatti un amico degli Elfi e , inoltre, Ulmo aveva consigliato Turgon di trattare bene i figli di quella Casa, poiché da essi sarebbe venuto a lui aiuto in caso di necessità. Húrin e Huor rimasero come ospiti nella casa del Re per quasi un anno e si narra che durante quel periodo Húrin, la cui mente era pronta e avida di conoscenza, acquisì molto sapere dagli Elfi e imparò anche dai consigli e dai propositi del re. Turgon aveva molta simpatia per i figli di Galdor e conversava molto con loro. Egli infatti voleva che rimanessero a Gondolin per affetto, e non solo perché la sua legge prevedeva che nessuno straniero, né Elfo né Uomo, una volta trovata la strada al regno segreto o posati gli occhi sulla città potesse più andarsene, almeno fino al momento in cui il re avesse rotto l’isolamento e il popolo nascosto fosse potuto uscire.
Ma Húrin e Huor desideravano tornare tra la loro gente e prendere parte alle guerre e ai dolori che in quel momento l’asserragliavano. E Húrin disse a Turgon: “Mio Signore, noi siamo solo Uomini mortali, e dissimili agli Eldar: essi infatti possono sopportare per lunghi anni l’attesa d’ingaggiare battaglia contro i loro nemici in un qualche giorno lontano; per noi invece il tempo è breve e le nostre speranze e le nostre forze inaridiscono presto. Inoltre, noi non abbiamo trovato la strada per Gondolin, né sappiamo per certo dove si trovi la città, poiché fummo trasportati – con terrore e insieme meraviglia – attraverso le alte vie del cielo e, per compassione, i nostri occhi furono coperti da un velo.”
Allora Turgon accolse la sua supplica e disse: “Per la via che arrivasti ti sia concesso il ritorno, se così piace a Thorondor. Questo congedo mi addolora, ma tra breve tempo – quando lo vorranno gli Eldar – noi ci potremo di nuovo incontrare”.
Ma Maeglin, figlio della sorella del re, che era assai potente a Gondolin, non si rattristò affatto della loro partenza, egli infatti invidiava il favore del re nei loro confronti, poiché aveva in odio chiunque fosse della famiglia degli Uomini. E disse a Húrin: “La benevolenza del re è più grande di quanto immaginiate, e qualcuno potrebbe meravigliarsi che la severa legge sia stata sì mitigata per due furfanti figli degli Uomini. Sarebbe più sicuro se essi non avessero altra scelta che rimanere qui come nostri servi fino alla fine delle loro vite”.
“La benevolenza del re è davvero grande”, rispose Húrin, “ma se la nostra parola non è abbastanza, allora presteremo giuramento innanzi a te”. E i fratelli giurarono che mai avrebbero rivelato i disegni di Turgon e che avrebbero mantenuto il segreto di ciò che avevano visto nel suo regno. Poi presero congedo e le Aquile giunsero e li trasportarono via durante la notte, e prima dell’alba li lasciarono a Dor-lómin. La loro gente esultò nel rivederli, poiché i messaggeri dal Brethil li avevano dati per dispersi. Ma essi non avrebbero detto nemmeno al loro padre dov’erano stati, fuorché che erano stati tratti in salvo nella regione selvaggia dalle Aquile e da esse riportati a casa.
Ma Galdor disse: “Avete dunque vissuto un anno nella foresta? O le Aquile vi hanno dato rifugio nei loro nidi? Eppure avete trovato cibo e vesti e avete fatto ritorno come dei giovani principi, non come dei dispersi nei boschi”. “Sii felice, Padre”, disse Húrin, “del nostro ritorno; poiché fu permesso solo grazie a un giuramento di silenzio e questo giuramento è ancora su di noi”. Allora Galdor non fece loro più domande, ma egli e molti altri capirono quale fosse la verità, poiché – pensarono – sia il giuramento sia le Aquile portavano a Turgon.
Così passarono i giorni e l’ombra del timore per Morgoth s’allungava. Ma nel 469° anno dal ritorno dei Noldor nella Terra di Mezzo s’affacciò un barlume di speranza tra Elfi e Uomini: si diffuse infatti tra loro la voce delle imprese di Beren e Lúthien e della vergogna gettata su Morgoth persino sul suo trono ad Angband, ed alcuni dissero che Beren e Lúthien erano ancora in vita e che erano tornati dal mondo dei Morti. In quell’anno anche il Consiglio di Maedhros era quasi al completo e, grazie al rinnovato vigore degli Eldar e degli Edain, l’avanzata di Morgoth venne arrestata e gli Orchi furono respinti dal Beleriand. Allora si cominciò a parlare di vittorie a venire, e a dire che si sarebbe stata anche lavata l’onta della Battaglia del Bragollach, allorquando Maedhros avrebbe guidato gli eserciti uniti e scaraventato Morgoth negli abissi della terra, e poi sigillato le Porte di Angband.
Ma i più saggi stavano in inquieto silenzio. Essi temevano che Maedhros avrebbe rivelato troppo presto la sua forza crescente e che Morgoth avrebbe perciò avuto tempo sufficiente per prendere decisioni contro di lui. Essi dicevano: “Mai un nuovo male è stato ordito ad Angband senza che Uomini o Elfi non ne avessero sentore”; e nell’autunno di quell’anno, a riprova delle loro parole, cominciò a soffiare dal Nord sotto il cielo plumbeo un vento funesto. Venne chiamato il “Malefico Respiro” poiché nuoceva alle persone e, nelle terre del nord confinanti con l’Anfauglith, molti s’ammalarono e morirono verso la fine dell’anno. La maggior parte di costoro erano fanciulli o il fiore della gioventù che cresceva nelle case degli Uomini.
Qui termina la narrazione ma chiunque conosce la storia, sa che dopo il tradimento degli Uomini dell’Est nella Nirnaeth Arnoediad (la cosiddetta Battaglia dalle Innumerevoli Lacrime) e la disfatta degli Elfi su tutti i fronti, Hurin venne preso prigioniero su ordine di Melkor e portato ad Angband, dove, torturato dallo sguardo del crudele Valar, il grande Uomo vide la rovina abbattersi sulla sua famiglia: Morwen sua moglie, Tùrin suo figlio e Nienor, sua figlia. La storia in se è molto triste, non certo a lieto fine. Molto più felice, invece, la storia del cugino di Tùrin, Tuor, figlio di Huor (fratello di Hurin), il quale dopo un lungo peregrinare giunge nel Nevrast e nelle ormai abbandonate dimore di Vinyamar dove trova l’armatura lasciata per lui dallo stesso Turgon… lunga storia… l’ho citata solo per il fatto che Tuor e Tùrin si incontrano per caso (sono propenso a credere che comunque Tùrin non abbia notato Tuor al momento del loro incontro…), senza sapere chi fosse l’altro. Due persone così simili nel sangue, eppure così distanti nel destino…
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