Quando vidi per la prima volta ISDA pensai subito che fosse la seconda migliore trilogia di sempre per me:la classificavo dopo quella di Jurassi Park per la passione che ho per il mondo fantastico di Tolkien, e anche per la favolosa ricostruzione che Jackson ha saputo portare a termine della TDM. Dopo aver visto la trilogia dei Pirati dei Caraibi, penso che benissimamente ci potrebbe essere ballottaggio per il secondo posto delle migliori trilogie (sempre per un mio punto di vista). Mai avrei pensato che da La Maledizione della Prima Luna potesse nascere per me una passione ed un attaccamento così forte per questi film. Mai, anche perchè la prima volta che vidi Pirati dei Caraibi era la sera del 31 dicembre 2003 (si, ancora questo maledetto numero, 2003!!!), era praticamente tardissimo e la birra che io e Michele avevamo buttato giu era così tanta che a malapena avevo gli occhi aperti. Non capii praticamente nulla di quel film. E quella sera non mi era sembrato niente di che, solo qualcosa sugli effetti speciali alquanto meravigliosi per i miei occhi… qualcosa opera della ILM, ma questo lo seppi anni dopo. Adesso adoro questi tre film.
C’è chi si lamenta del fatto che si è passati dal primo demenziale, al secondo insignificante al terzo noioso capitolo di una storia che tranquillamente poteva essere lasciata stare con un singolo episodio. Sono daccordo con niente di tutto ciò tranne che per una cosa: come tutti i film ormai, il primo era solo un’idea lanciata li da un regista, che inaspettatamente ha fruttato milioni di dollari: seicento e passa per essere precisi. E di li – come Matrix e Jurassic Park insegnano – si è poi decisi di andare avanti e sfruttare il tutto per fare altri soldi. Concordo con chi dice che OK, fatene altri di episodi, ma fateli a dovere, ma non concordo con gli stessi che dicono che questi episodi sono noiosi, insulsi e praticamente rovinano il tutto. In fondo cosa sapevamo di Jack Sparrow solo dopo il primo episodio? Poco e niente: era capitano della Perla, gli si sono ammutinati contro per un malvagio piano, e lui si è ripreso la Perla dopo aver sfruttato la questione della maledizione del forziere azteco. Brillante avventura senza dubbio, a lieto fine, con tanto di divertimento e cattivo sconfitto. Ma cos’altro su Jack? E sul mondo fantastico dove lui e i personaggi vivono? Niente. Con il secondo ed il terzo io ho visto questo. Una grande quantità di informazioni sui personaggi, buoni, cattivi, neutri; sul mondo dei pirati, sul personaggio di Jack, il suo modo di fare con tutti, anche se questo si era in pratica visto con il primo film. E dico che mi sta bene una trilogia su Pirati dei Caraibi.
Il secondo infatti ci mostra che Jack è amico di strani personaggi, che in passato ha agito per i suoi interessi senza mostrarsi minimamente preoccupato (così sembra) a vendere la sua anima per ridiventare capitan Jack. Si vede che Jack sa di essere alla fine dei giorni tranquilli, che i tredici anni del patto sono terminati, e cerca di mettere una pezza per avere "la giusta leva", come dice lui stesso, per gli affari. Ha venduto la sua anima a nientepocodimeno che al pirata peggiore che si possa mai immaginare: il capitano dell’Olandese Volante, un certo Davy Jones. Male. Molto male. Perchè il caro Jones è il cattivo che pretende i pagamenti quando sono suoi di diritto… e ai suoi ordini vi è la bestiolina degli abissi, capace di portare giu nelle acque enormi vascelli: il Kraken. Per quanto possa essere mostruoso lui e la sua ciurma, Jones è un uomo. Lo è. Lo era e lo è. Anche se apparentemente non prova sentimenti, visto che il cuore se l’è strappato via. Strappato per un motivo che diventa chiaro con il terzo film: l’amore. Ovvio che qualcosina si capisce anche nel secondo film. Jones è un personaggio da comprendere. Da capire. A volte mi fa pietà. Innamorato di una donna volubile come il mare… e crudele, che lo abbandona nel momento del massimo bisogno, proprio quando lui ha possibilità di essere con lei, dopo un lungo periodo di assenza. Il capitano dell’Olandese ha praticamente un bel compito da eseguire, affidato dalla sua stessa amata: traghettare i morti da questo mondo all’altro. Non bello o divertente. Ma è il suo dovere. E dopo tanto tempo di traghettamento Jones torna, ogni dieci anni, avendo il permesso di mettere piede a terra solo per un giorno. E allora da il suo cuore alla sua amata. Ma lei, appunto, non c’è. Odio allora nasce in lui, odio inimmaginabile, un dolore profondo, che lo tormenta. Solo dolori per Jones nella sua vita: un lupo di mare costretto a soffrire per sempre. Il dolore patito non era così grande da poter morire, ma per quello stesso dolore non valeva la pena vivere le fugaci gioie della vita: allora decide di strapparsi il cuore dal petto e di nasconderlo al mondo intero. Chiuso in un forziere, su un’isola disabitata. E non traghetta più i morti da questo mondo all’aldilà.
Un mostro diventa allora il capitano dell’Olandese, anche se sempre immortale, tranne che per il suo cuore. E va per i mari a seminare il terrore. Il suo cuore al segreto e la chiave sempre con se, Davy rappresenta forse la maggiore minaccia piratesca dei mari. Lui, oltre alla Perla Nera si Sparrow, che ha ben altro carattere.
Ci sono molti pezzi del film che ci mostrano in parte in dolore patito da Jones per amore, da quando suona con rabbia l’organo a bordo della sua nave, fin quando ascolta il carillon, o quando in parte sembra cedere alle parole di Sparrow, di fronte alla storia d’amore che c’è tra Will ed Elizabeth. Mi dispiace quindi per un uomo maledetto da una trasformazione che lo ha reso un mostro, solo per le conseguenze della malvagità di una "donna", che poi è il mare (ed ecco qui spiegate le diverse versioni della storia di Jones… c’era chi diceva che si era innamorato del mare e chi di una donna: diverse versioni della stessa storia, dice Tia Dalma): una dea imprigionata in un corpo femminile, ad opera proprio dei pirati della Fratellanza che, uniti a consiglio, con il consiglio dello stesso Jones (quanti giochi di parole….) decisero di prendere dominio dei mari. Imprigionando Calypso, la dea in questione. Storie che si intrecciano, dolori patiti, malvagità, questo ci rivelano i capitoli successivi di Pirati dei Caraibi. Approfondimento di un mondo fantastico, complessazione di qualcosa che era partito come un timido tentativo di riportare i pirati al cinema e che si è rivelato essere un successo. Di incassi e, per quanto mi riguarda, anche del resto.
 
Pensiero del giorno:
"Senza la chiave non apriamo ciò che si apre con la chiave. E a che scopo cercare qualcosa che rimarrebbe comunque chiusa… noi non avendo la suddetta chiave che invece la aprirebbe avendola?"
                                                                  (Jack Sparrow)
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